Chivasso – Ivrea, in treno: che vergogna!

Venerdì mattina 30 ottobre 2009. Ore 6.25. Stazione di Torino Porta Susa. Sotterranea. In attesa del treno, scorro velocemente i titoli di alcuni giornali. La Stampa, in prima pagina, pone in evidenza il tempo ridotto, per effettuare, in treno, il tragitto Torino-Milano e viceversa. “Rivoluzione dell’alta velocità”, Torino -Milano in 55′ (Marzolla, Minetti e Salvaggiulo). Incuriosito dall’articolo, fisso l’attenzione alle pagine successive, 10 e 11. “Torino-Milano la nuova vita ad alta velocità”. Proprio mentre leggo, il treno “dei pendolari”, quello da me utilizzato, (e dallritardo_trenoa maggior parte dei percettori di reddito fisso da meno di mille euro al mese, precari) è annunciato con 15 minuti di ritardo. Che a Chivasso diventano 5. Ma ad Ivrea superano i 20 minuti. Ritardo. Per alcuni da recuperare. Per altri non retribuito. Che moltiplicato per un anno fanno una cifra enorme. Eppure, la lettura del quotidiano sembrava essere di buon auspicio. Per i “detentori di denaro”. Personalmente, la questione treni, credo sia un recupero della versione “prime e seconde classi”. Con materiale differente. Una prima, (classe), identificata con treni veloci, puliti, capaci di ogni comfort, per ricchi, ovvero le frecce rosse; una seconda, per poveri, penalizzati, come sempre. Una nuova riedizione del “fast” contro “slow” degli anni ’80. Solo che lo slow, ora, non è scelto, ma imposto. Ritardo “tutto compreso”, con cambio di motrice a Chivasso, e perdita tempo, con viaggio a binario unico, con ferroviere che scende per “girare la chiavetta di una macchinetta” onde permettere il passaggio all’incrocio, comprese le porte non funzionanti, come questa mattina, come tante altre mattine. E con la nebbia, poco paesaggio da ammirare. Per questi motivi: slow. Certo come affermava un professore, gran sostenitore della TAV, “l’alta velocità porta posti di lavoro”, a quali costi, e a che condizioni non importa. Bisogna, per lui, farla. E non importava, a lui, e a quanti ragionano come lui, se si “sventra una montagna”. Oggi, tutti i fautori del capitale ragionano in “just in time”: solo per l’alta velocità o per il ponte sullo Stretto, questo ragionamento perde senso. Non importa se non si riesce a calcolare il traffico merci fra 15 o venti anni; non importa se tutti questi costi hanno il vantaggio di far arrivare un cesto di banane due ore prima da una città ad un’altra, magari prodotte in quest’ultima. E non importa se alcune zone sono prive dei diritti elementari, come quello di una casa, decente, sicura. Il capitale prima di ogni cosa. E pensando a queste cose, lungo la tratta Chivasso -Ivrea, a binario unico, con ritardi quasi quotidiani, osservavo fuori dal finestrino del treno una fabbrica di “traversine in cemento”: dove andranno a finire? su quali binari e per dove? e perché non qui, su questa linea? Forse perché su questa linea viaggiano, per la maggior parte percettori di reddito fisso a meno di mille euro, o intorno a tal cifra, al mese e per giunta precari? studenti universitari? o perché su quel territorio lavorano “operatori di call-center diventati oggi, per protesta, lavavetri?” (volantino distribuito, oggi, ad Ivrea da alcui dipendenti Phonemedia-Omega). Su questo tema, anche Liberazione di oggi se ne è occupata: “Phonemedia-Omega: sciopero ad oltranza da nord a sud”, di Daniele Nalbone a pagina 5). Il volantino afferma: “Dopo quasi tre mesi senza stipendi, attesi con pazienza in considerazione dell’imperversare della crisi, i lavoratori della Phonemedia hanno deciso di scendere in piazza…“. Per il momento, esprimo rabbia, per la condizione di viaggiatore pendolare che perde più’ di tre ore al giorno, tolte al sonno, allo studio, alle passioni personali, come la politica o agli affetti, ma, nel contempo esprimo la massima solidarietà ai lavoratori inventatisi “lavavetri” per un giorno. Invito a guardare oltre la meravigliosa nuova stazione sotterranea di Torino Porta Susa: da Chivasso a Ivrea si “cammina a vista”.

(se i lavoratori Phonemedia vogliono continuare a raccontare e rendere visibili le loro storie, ben vengano).

ivrea-manifestazione-lavoratori

2 pensieri riguardo “Chivasso – Ivrea, in treno: che vergogna!”

  1. abito a Chivasso dalla nascita sono figlia e nipote(zio) di ferovieri, ricordo bene quando la linea Chivasso-Aosta era gestita dal genio ferrovieri e ion stazione funzionava “la giostra” che serviva a girare le locomotive a vapore in arrivo da Aosta e dirette a Torino e viceversa. Il congegno è ancora visibile (non so se funzionante, ma per fortuna non è stato rimosso). quando ho visto il servizio sul tg3 piemonte che faceva riferimento al cambio del locomotore da disel-elettrico e viceversa alla stazione di Chivasso mi sono stupita parecchio e mi sono chiesta se non era + facile e veloce aggiungere il locomotore elettrico x la tratta Chivasso-Torino e ritorno (dato che i convogli sono sempre gli stessi) e toglerlosempre a Chivasso al ritorno prima di proseguire x Aosta? sicuramente si abbrievierebbe il tempo di attesa x i pendolari. Altra soluzione sistemare a dovere il ponte sul Chiusella ad Ivrea (ne sono passati di anni dall’alluvione!!!)
    senza parlare del raddoppio della Choivasso-Ivrea avrebbe grossi vantaggi x i viaggiatori, forse un po’ meno x le imprese appaltatrici della fantomatica “lunetta di Chivasso” che porterebbe più danni che profitti in particolare per chi pagando il biglietto contribuisce a finanziare Trenitalia RFI e via dicendo.
    Ma vedo con rammarico che le medesime hanno più a cuore far concorrenza agli aerei che favorire quella scalcinata categoria denominata “pendolari” di cui ho fatto parte anch’io per 40anni.
    oppure lo fanno per dare una mano a Marchionne e uno
    schiaffo alle compagne aeree
    scusate lo sfogo
    saluti ester cavallo

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    1. Grazie Ester per la tua testimonianza. Purtroppo il tempo ha portato pochi cambiamenti. L’anno scorso utilizzavo quella linea in quanto, da precario, mi recavo al lavoro in condizioni…….precarie. Ritardo diffuso, treni soppressi, binari e scambi ghiacciati per non parlare dell’ultimo periodo: causa ricostruzione ponte a Strambino, si scendeva (occhio pero’ agli orari, perchè senno’ rischiavi…) e si prendeva un bus….Non ricordo quanto tempo impiegassi per quei neanche 70 km…Ricordo solo che l’ultimo giorno ero felice di non dover piu’ utilizzare quella tratta ferroviaria….Felice.
      Ho notato, e colgo ancora una volta per ribadirlo, grande professionaliltà da parte di alcuni ferrovieri.
      Grazie ancora, Romano

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