Una nuova disoccupazione alle porte

A volte, alcune notizie ne sbiadiscono altre. Feste, festini, braccialetti a farfalla, escort, e via dicendo, allontanano l’attenzione su preoccupazioni ben piu’ grandi. Di questo parlavo con un mio collega rimasto “intrappolato” all’interno di un treno, causa guasto, sabato pomeriggio. “Guasto manda in tilt le Ferrovie. Ritardi di ore e treni cancellati. Isolate le linee verso Milano, Canavese e Aosta. Passeggeri inferociti”. Questo è capitato sabato pomeriggio. Persone di rientro dal lavoro, e che avrei dovuto vedere alla stazione di Torino Porta Susa, hanno comunicato il loro ritardo all’appuntamento, e di conseguenza, non soltanto la loro presenza al seggio, da predisporre, in vista del referendum e del ballottaggio. Il nostro appuntamento era finalizzato inoltre alle lettura e compilazione delle domande per inserimento nelle varie fasce, terza, seconda, al fine di ottenere un lavoro precario: quello di insegnante. Lavoro precario che si assottiglia sempre più. Proprio sabato, La Rebubblica titolava “Persi 200 mila posti, colpiti giovani e sud“, e, sempre su La Repubblica, un articolo di Tito Boeri citava “La decimazione dei precari“. Così La Stampa titolava a pagina 7 “La recessione lascia a casa quattrocentomila precari” e a pagina 6 “Per i giovani e Sud il lavoro non c’è più‘”. Sempre nella stessa pagina dello stesso quotidiano, in un’intervista a Luciano Gallino, “Ecco la conseguenza di 45 tipi diversi di contratti a termine”, ci chiarisce bene il senso della realtà: ” E’ accaduta la cosa piu’ semplice che potesse accadere: a perdere il lavoro sono stati anzitutto coloro che possono essere mandati via senza dover affrontare alcuna trattativa sindacale”. E, anche se nelle pagine dei quotidiani mancava un nuovo dato, penso che quella frase cogliesse il senso di una nuova disoccupazione alle porte. Italia Oggi di martedì 23 giugno 2009 evidenzia a pagina 11 lo spettro di una nuova disoccupazione: “A settembre 10 mila bidelli a spasso. Niente rinnovo del contratto, i posti non ci saranno piu‘”, articolo di Franco Bastianini e Alessadra Ricciardi. Leggendo l’articolo, si nota che “si tratta del decreto interministeriale di riduzione delle dotazioni degli Ata, il personale ausiliario, tecnico, amministrativo della scuola, attuativo della normativa finanziaria estiva: saranno circa 14.300 i posti che spariranno ogni anno per i prossimi tre anni. Un taglio che a settembre, alla luce anche dei pensionamenti, dovrebbe produrre la perdita del contratto a tempo determinato per circa diecimila bidelli e amministrativi”. Ecco perchè più volte affermavo: “Contratto”, “contratto“, e riaffermavo, a suo tempo, l’utilità degli scioperi contro i tagli. Così come sostenevo la necessità di affiancare i numerosi operai in sciopero, e con la pancia vuota, che magari, con qualche cartello o striscione possono aver offeso la sensibilità di qualcuno, che magari non marciava, perchè tanto aveva e avrà la pancia piena. Noi, intanto, sotto un cielo plumbeo, ferrovie permettendo, ci rivedremo, con le nostre domande già compilate, da consegnare in qualche scuola, e che alla luce dei tagli prospettati, forse, fra qualche lustro, riusciremo in qualche supplenza, temporaneamente. Forse! Presumibilmente senza farci problemi di coscienza; a noi, così, proprio non va, e speriamo sempre in un “altro mondo possibile”.

Sconfitta ma dato incoraggiante

Ieri sera si è svolta presso la Federazione di Rifondazione Comunista di Torino una riunione d’area, Essere Comunisti. Non entro nel merito degli interventi. Ognuno di noi, (eravamo una trentina) partecipava emotivamente, con un ascolto attivo, anche se, ancora frastornati. Una sconfitta, certo, ma un dato incoraggiante se paragonato all’esito di un anno fa: l‘esito fallimentare dell’Arcobaleno. Dall’introduzione del Segretario regionale di Rifondazione, Armando Petrini, che non voleva essere soltanto un’analisi del voto, si è avuto un panorama più chiaro rispetto alle notizie e alle idee che formuliamo con quelle rispetto alla situazione attuale e alle prospettive del nostro partito. Ringraziamenti a tutti per il lavoro svolto, nonostante le avversità con cui abbiamo fatto i conti: deficit di comunicazione, soglia di sbarramento, scissione nella scissione in alcune federazioni. Perdita secca del 60% dei consiglieri nelle amministrazioni, rispetto a cinque anni fa; dato deludente, nonostante gli sforzi, per il nostro candidato, Tommaso D’Elia. Abbiamo totalizzato un deludente 1,8%. Un ultimo dato, i Comunisti Italiani risultano meglio strutturati rispetto a Rifondazione. Insomma, davvero “chi siamo e non essere detti”, si, come dire, diceva Liberazione qualche giorno fa, “o ti racconti o sei raccontato“. In ogni caso, la nostra esperienza, quella europea, che ha visto le forze comuniste ed anticapitaliste, non va messa “in soffitta”, ma va continuata. Così e di questo si discuteva ieri sera, fino a notte inoltrata, con numerosi interventi. altri dati sono stati riportati. Quello più vistoso fa riferimento alla percentuale enorme dell’astensionismo che ha colpito, in maniera meno rilevante, l’Italia. Poi, i due milioni di voti persi dal Pdl e i quattro milioni di voti persi dal Pd. Interessante anche l’intervento di Luigi Saragnese. Prima di recarmi in Federazione, e nei giorni passati, ho ascotato numerosi amici e colleghi di lavoro, che hanno bocciato “la scissione”, scissione non voluta certo da chi è rimasto nel partito, e in ogni caso, la somma aritmetica, in politica, non è mai un dato verificabile a posteriori. I tre e qualcosa di Rifondazione piu’ i tre e qualcosa di Sinistra e Libertà, non è detto che avrebbero dato un risultato pari a 6 e qualcosa. Io ripenso ai dati raccolti nelle sezioni dove ho svolto l’attività di rappresentante di lista e li ho sintetizzati cumulandoli con altre sezioni della circoscrizione 7. Rifondazione comunista che ha ottenuto sempre buoni risultati si è fermata al 4,15%; per la cronaca Sinistra e Libertà al 3,76%; Partito Comunista dei lavoratori, 0,75%. Un quartiere dove ottiene buoni risutati anche l’Udc, con 6,44%.Continuo a pensare al lavoro svolto in un anno, con tutte le attività connesse, e più passa il tempo, più mi rendo conto di quanto sarà faticoso e impegnativo il cammino verso la riproposizione di quello che vuol essere un partito capace di rappresentare certe fasce di popolazione. Ripenso a agli avvenimenti degli ultimi venticinque anni, con la vittoria dei manager, e la loro prepotenza, ma soprattutto, la voglia di molti nel cercare di emularle le loro gesta, al solo scopo di trarre profitti nel giro di pochissimo tempo, abbandonando lo studo ,e la passione degli studi classici, dei personaggi storici che hanno scritto davvvero pagine interessanti di storia, e quello che più preoccupa è il fatto che recuperare tutti questi anni sarà sempre più difficile. Già, “chi si ferma è perduto” sembra questo il motto di molti, che non tiene conto dei tantissimi che arrancano, che stanno dietro, che non hanno il passo giusto. Ma per questi “nuovi dei” al “chi si ferma è perduto” aggiungono anche il “business as usual”. Eppure anche la Cei, Conferenza Episcopale Italiana, qualche giorno fa, per mezzo del suo segretario generale, Mariano Crociata, affermava che “Il lavoro, che già prima era precario, ora lo è diventato ancor più e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza”. Già, le forme di lavoro. Ieri sera pensavo a noi, che ci siamo scritti e parlati, da Daniele a Rosina, da Barbara a Massimo, e con quanti non scrivono ma raccontano, come i delegati della Fiom Denso di Poirino, (che si avvicinano a nuove elezioni, e che da qui ribadisco: votate Fiom!): noi non siamo cambiati, svolgiamo con passione e interesse le identiche cose di prima, solo che la forza di cui disponevamo un tempo era maggiore rispetto ad oggi. Forse questa espansione della Lega è dovuta anche al fatto che siamo un Paese dove otto su dieci hanno genitori, nonni, e noi stessi, che continuiamo a vivere negli stessi posti, esasperando, forse, forme di “localismo”, là dove le ideologie erano pregnanti. Ora, l’essere “intermittenti” non delega, perchè è la paura che attanaglia. E così, davvero, per capire ciò basterebbero due immagini che mi ha suggerito la lettura di un libro (e chi mi ha riportato indietro con la memoria), a pochissimi mesi fa. La differenza la fanno due personaggi: una dipendente Alitalia, e le foto di alcuni giornali che mostravano manager intenti ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo il tracollo finanziario. Poca comprensione per la prima, rappresentante in quel periodo, di molti altri colleghi, con situazione analoga, comprensione per i secondi. Peccato che anche “l’uscita” di questi ultimi, dal loro posto di lavoro, fosse accompagnata da una “buona uscita”: bonus, incentivi, maxi liquidazione, ecc. La differenza? Bhè, lasciamola raccontare da lei: “Per capirci: da precaria, lavorando 90, a volte 94 ore mensili, guadagnavo 2500 euro. Secondo il nuovo contratto, invece, non solo avrei dovuto arrivare a 100 ore, ma avrei pure dovutgo guadagnare di meno”. Quanto? “Mille euro circa”. Ora, mi domando come mai, così vasti strati di lavoratori preferiscono farsi rappresentare da soggetti politici vicini al capitale. E non ho parlato di un altro mondo, quello dei nuovi operai, gli addetti al call center. Ormai siamo in molti ad avere in dotazione una specie di “Vacma”, quello affidato ad alcuni ferrovieri, ovvero la Vigilanza Automatica e Controllo e Mantenimento dell’Attenzione, con cui siamo controllati nella nostra intermittenza. Eppure, nonostante ciò si preferisce affidare la rappresentanza a soggetti vicini al capitale. Per questo, da qui, reclamo nuovamente due cose. Contratto per tutti coloro ai quali sta per scadere (a giugno, nella Pubblica Amministrazione saranno in molti senza contratto); la seconda, agli operai della Denso dico: “Ridate fiducia a Palazzo Claudio e un voto alla Fiom, per riprendervi il vostro destino”.

Elezioni e impegno. 4.

I risultati elettorali sono stati una “doccia gelata”. Doppia. Delusione nella notte, con i risultati delle europee. Delusione nel pomeriggio, con i risultati delle amministrative. A fronte di un grande impegno, nell’ascoltare e nell’agire, solo tanta amarezza e tristezza. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante ingiustizie, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare, a essere chiari. Nella vita come sui e  nei posti di lavoro. Essere chiari in quello che è la nostra politica e quelle che sono le nostre politiche. Nel voler provare a rimuovere le cause di tante  ingiustizie, evidenziarle e chiederci perché esse esistano, non siamo riusciti ancora una volta a comunicare. Deficienza di comunicazione ma anche tanto egoismo da parte di altri nella voglia  di seguire strade più semplici, solcate da slogan gridati sempre più forte. Già nelle notte i risultati usciti dalle urne, nelle sezioni da me visionate, non pagavano dell’impegno svolto. I giornali in mattinata titolavano: “Sinistrati”, il Manifesto; “Stop a Berlusconi, arretra il Pd”; “In Europa crollano le sinistre. Tiene Sarkozy, la Merkel cede 6 punti ma allunga sulla Spd. Disastro Brown, sorpasso Ppe su Zapatero”. Ancora, Il premier: ” E un brutto risultato”. Vince la Lega, Di Pietro raddoppia e sale l’Udc”, La Stampa.  La Repubblica invece titola “Berlusconi non sfonda, cala il Pd”. Ancora: “Secondo le prime proiezioni il Pdl arretra rispetto alle politiche, l’Udc oltre il 6%. A sinistra nessuno supera il quorum del 4%”. “Boom della Lega e di Di Pietro. Astensione record, tutta l’Europa va a destra”.

Già durante la notte avevo intravisto un buon risultato a favore di Di Pietro e della Lega; per la Lega, il risultato era prevedibile. Il caso “Moschea si, Moschea no”, sicurezza reclamata a gran voce da tantissimi abitanti del quartiere Aurora Valdocco, voglia di “pulizia” sbandierata nelle ultime manifestazioni; le prime ronde; la voglia di disfarsi della “filiale del tossik park” relegato su Corso Principe Oddone e vie laterali avevano inoltre offerto “la sponda”, alla Lega,  per cavalcare quei temi. Un quartiere schierato a sinistra ha visto  quest’ultima ridurre visibilmente i propri consensi. Consensi in calo anche nel momento in cui si sono aperte le urne delle provinciali. In quattro sezioni ho visto immediatamente ridursi della metà i consensi di Rifondazione. E non è che quei voti siano andati a Sinistra Critica o al Partito dei Lavoratori (che hanno preso davvero pochissimi consensi). “9, 13, 12, 12″…questi erano i consensi…..e potrei continuare con altre sezioni. Dove sono andati a finire quei voti? (Il mondo operaio del Nord ha tradito i Comunisti, non il contrario adesso che c’è Ferrero come guida ottima del Prc?) Non penso che siano rimasti nelle matite degli astensionisti. Penso che molti abbiano preferito girare le spalle, votare proprio Lega o Di Pietro. Anzi. Molti conoscenti so per certo che vedevano di buon occhio proprio Di Pietro. Ma la sovranità dell’elettore è sovrana. E mentre la delusione si fa grande, all’uscita dai seggi incontro persone con cui discutiamo e analizziamo i risultati. E proviamo a ragionare. Futuro? Per qualcuno un “gruppetto” che diventa sempre piu’ extra-parlamentare, termine che fa tornare in mente gli anni ’70. Per altri, è urgente provare a creare un soggetto, di sinistra, sullo stile tedesco: un soggetto costruito negli anni, capace di raggiungere il 6%, 7%. Per altri ancora forse sarebbe meglio abbandonare il simbolo…..insomma, tante chiacchiere in libertà. Purtroppo non è un brutto sogno. E’ la realtà. A me dispiace molto vedere questa nostra città, Torino, che vede Rifondazione con un  esito elettorale pari a 3,79%, ovvero 14.033 voti.Davvero poco.  Una tristezza. Ma dobbiamo ripartire, da subito. Tra la gente. E mentre penso ciò, spero che almeno gli amici di Poirino, Palazzo Claudio e Michelina Cardamone siano riusciti ad ottenere molti consensi nelle elezioni comunali. A Poirino.

Elezioni e impegno. 3

Nelle sezioni da me visionate, ho colto un dato, anche se da confermare: la “geografia politica” della circoscrizione forse sta mutando. Su quattro sezioni in una scuola Rifondazione Comunista tiene bene su una sezione.  Ma  gli altri partiti, ex mozioni di Rifondazione, non hanno raccolto molti consensi. Ho notato altri partiti, la Lega e l’Italia dei Valori andare avanti. E’ una circoscrizione in cui  negli ultimi mesi si sono viste molte proteste, cortei, fiaccolate, in cui la paura “del diverso” ha tenuto banco. Il Pd tiene. Velocemente faccio qualche calcolo e il partito della Rifondazione non pare andare oltre il 4%. Spero nella notte, ancora lunga e con molte sezioni da scrutinare e verificare. In ogni caso, il lavoro svolto non è stato sufficiente. Entriamo in una notte piuttosto lunga…..

Elezioni e impegno. 2

Verso mezzogiorno, percentuale di votanti che fino a quel momento si erano recate al seggio,  (sezioni da me viste) intorno al 33%. Percentuale in calo. Casi particolari. Un elettore “non vota perchè non si sente rappresentatato, in Europa”. Una domanda: perchè se si indica il Presidente alla Provincia, e nello stesso tempo si indicano più preferenze ai nominativi ad esso collegato, si annullano questi ultimi e si tiene buona la preferenza per il Presidente? Non si evidenzia così un elettore che ha avuto si l’intenzione di indicare il Presidente, ma allo stesso tempo,  forse, dare l’indicazione per dire “quel voto è mio”? Misteri….

Elezioni e impegno

Oggi pomeriggio, mi sono recato presso le varie sezioni in cui avevo la  nomina in qualità di rappresentante di lista. Grande affluenza fin dalle prime battute. Gente motivata. In alcune sezioni addirittura erano pronti, in fila, già alcuni minuti prima delle 15. In una sezione una Presiente  di seggio riteneva valida solo la carta d’identità come documento….per fortuna che le si è fatto notare che andava bene anche la patente. “E’ valido un documento d’identità non vuol dire che è valida solo e soltanto la carta d’identità”.  Un grande applauso avrebbe meritato un signore, che davvero con molte disabilità si è recato al seggio con un forte senso civico. Oltre a tantissimi fatica. E grande è stato il Presidente del seggio, come sempre bravo, disponibile, paziente. Davvero nella circoscrizione che mi ha visto impegnato in questa attività,  (la 7) ha conosciuto ottimi Presidenti di seggio, e scrutatori, ovviamente.  Non segnalo altro, tranne che un desiderio reso esplicito in altre occasioni. Non mi rimane che presiedere alle ultime ore di questa prima giornata.

Elezioni Europee. Chiusura della campagna elettorale nazionale della Lista Comunista.

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EUROPEE, LA LISTA COMUNISTA CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE IL 5 GIUGNO A ROMA CON FERRERO, SALVI E DILIBERTO E CON L’APPELLO DI INGRAO E ALTRI 200 PERSONALITA’ “SE SEI DI SINISTRA DILLO FORTE!”

Giugno 4, 2009. La campagna elettorale nazionale della Lista comunista e anticapitalista composta da Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti verrà chiusa venerdì 5 giugno, a partire dalle ore 17, a Roma, presso la Residenza Ripetta (via di Ripetta 231).

Vi prenderanno parte il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, il segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto, il leader di Socialismo 2000 Cesare Salvi, che discuteranno dell’appello “Se sei di sinistra dillo forte!” promosso da Pietro Ingrao e da altri 200 esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del mondo del lavoro, .

Tra i sottoscrittori dell’appello, che finora ha ricevuto su Internet, all’indirizzo www.unaltraeuropa.eu, 2020 adesioni, figurano – solo per citare alcuni dei promotori con Ingrao – gli scrittori Massimo Carlotto, Peppe Lanzetta e Fulvio Abbate, il poeta Edoardo Sanguineti, l’attore Massimo Ranieri, il regista Mario Monicelli, l’attore Paolo Rossi, il costituzionalista Gianni Ferrara, lo storico Angelo D’Orsi, i preti di stada don Franzoni e don Gallo, il cantautore Ivan della Mea, il fisico Carlo Bernardini, lo psichiatra Luigi Cancrini.

Fonte: il Blog di Paolo Ferrero.

p.s.

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