Lavoro contro capitale, “con guanti in lattice”

treno-antico-2Capitale contro lavoro. La lettura dei quotidiani e la rappresentazione della realtà per mezzo dei lavoratori Fiat e dell’indotto che domani scenderanno in piazza, evidenzia una forte crisi economica che fa il paio con la crisi sociale. I giornali di ieri accennavano che in seguito al “matrimonio Fiat-Opel” gli eventuali posti “tagliati” potrebbero raggiungere la cifra di 18.ooo: “Secondo i sindacati 18.ooo posti a rischio in Europa. Timori anche per Pomigliano”. Così La Stampa di ieri, articolo di Alessandro Alviani. Una notizia che riportava la cruda realtà manifestata da Liberazione già una settimana fa, con un titolo “La lotteria” Ma davvero “oggi in fabbrica non si parla piu’ delle condizioni di lavoro”? Delle possibili conseguenze? Possibile? Alla fine degli anni ’70, i mezzi di informazione non erano sofisticati come gli attuali, ma stampa, qualche radio, a volte anche “chiusa per ordine di qualche pretore”, salvo poi essere “riaperta”, e, poca televisione. Oggi esiste anche internet, con la sua velocità tanto nello spazio quanto nel tempo.

Eppure, l’informazione di ieri, che magari potrei paragonare ad una vecchia locomotiva, diversamente dall’informazione odierna, una “freccia rossa”, funzionava meglio. Era prodotta per elevare culturalmente il popolo e non “per farlo osservare dal buco della serratura”, ricercata, discussa, confrontata, socializzata. Possibile che oggi molti ne fruiscono e pochi abbiano voglia di approfondire? Condizione di lavoro e piano industriale appena accennati. Perché il piano industriale si tarda a discuterlo con i sindacati? Forse per le capacità produttive attuali degli impianti. Quante auto produce Fiat? In Polonia? Parrebbe che un impianto, in Polonia abbia una capacità produttiva di settecentomila vetture. In Italia? Forse l’intento è di presentare un piano industriale nel momento in cui si riesca a costituire un polo capace di raggiungere in totale 6 milioni di auto; in tal modo i sacrifici sui “tagli” sarebbero “dilazionati” e meno “distruttivi”.

Lavoratori comunque perdenti. Capitale sempre vincente.

Certo, ancora una volta, la parola magica “sacrifici” è utilizzata in maniera unidirezionale. Pagano i soliti noti. Ha ragione Dino Greco (attuale direttore di Liberazione) quando afferma che il capitale è volatile, veloce, transnazionale. Il movimento operaio è riuscito ad opporsi creando le basi per un grande stato sociale. Abbiamo uno statuto dei lavoratori, anche se più volte messo in discussione; la scuola, un sistema sanitario e tante altri beni collettivi frutti di battaglie sociali, “sangue”, lacrime; eppure le immagini passate in questi giorni, quelle dei “guanti bianchi”, di lattice “che servono a non toccare l’orrore” forse li abbiamo indossati un po’ tutti noi, dal momento in cui abbiamo assunto come pensiero guida “il sano egoismo”. Girando spesso le spalle al problema, perché non pareva essere il nostro problema. Quante volte ci siamo girati dall’altra parte dinanzi a difficoltà non nostre? Quante volte non abbiamo partecipato ad uno sciopero, ad un’astensione dal lavoro quando avremmo potuto bilanciare rapporti di forza? Quante volte abbiamo fatto finta di niente alla scadenza di un contratto a termine, perchè tanto non toccava noi? Quante volte abbiamo indossato quei guanti bianchi, in lattice che “sono come il nostro pensiero, come i nostri ragionamenti sull’immigrazione – si e l’immigrazione no, le quote, i conteggi, i controlli, le leggi” (Francesco Merlo, La Repubblica, venerdì 15 maggio 2009). Forse il movimento sindacale, la sinistra in genere ha difficoltà per un fatto culturale: doveva contrastare “l’effetto denaro”, il vero oppio dei popoli di questa epoca. Le grandi conquiste non sono date per sempre: bisogna continuamente presidiarle e dialogare e “trasmettere la storia”, i sacrifici del movimento operaio non soltanto alle nuove generazioni ma anche ai nuovi arrivati, e non lasciarci trascinare in discorsi senza senso tipo “moschee si, moschee no”. Presidiare, tutelare, difendere. Tutelare lo stato sociale.

Oggi vi è stato lo sciopero dei Cobas contro le politiche del governo con manifestazione nazionale a Roma, mentre a Torino un presidio in via Pietro Micca. Quanti eravamo a scioperare? Quanti saremo a gonfiare l’esercito di riserva a partire da giugno? Domani quanti, al fianco dei lavoratori Fiat? Sempre tornando all’informazione, forse a molti è scappato la notizia sulle centrali nucleari. Ma forse, la realtà, come spesso affermo, è tale, solo se ripresa da una telecamera.

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I Lavoratori e le Lavoratrici non sono “intralci”!

Riceviamo e Pubblichiamo:

Rifondazione Comunista con i Lavoratori Fiat, contro la crisi e per la difesa del posto di lavoro.

Aderisce allo sciopero dei lavoratori Fiat del 16 maggio 2009 di Torino.

Nessuno stabilimento deve chiudere!

Nessun Lavoratore deve saltare!

VOLANTINO-FIAT