“L’avvenire della democrazia ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”

resistenzaLa riflessione odierna, in differita, perché sintetizza la meravigliosa giornata di ieri, (il corteo del primo maggio), non la “titolo” il mondo che vorrei, ma prendendo in prestito “lo striscione” dell’A.N.P.I. , Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia (Comitato Provinciale di Torino), la dedico “all’avvenire della democrazia che ha come caposaldo gli ideali della Resistenza”. A loro, ai partigiani, dobbiamo tutto. A loro sono stati tributati i migliori e i più lunghi applausi. A loro, anche il mio.

Il loro gruppo è stato il primo che ho incontrato in via Po. Loro, le loro storie, la loro appartenenza, il loro lascito. L”emozione che ha mi ha suscitato, nel vederli dietro lo striscione, ha rotto l’ansia che mi ha accompagnato lungo il percorso che da casa mi portava in Piazza. “Clop, clop, clop”: Palazzeschi? No: era il mio incedere veloce verso la Piazza, come capita tutti gli anni, il primo maggio, a partire dal lontano 1994, (quando a Torino si organizzò la manifestazione nazionale). Che sole quell’anno. Che sole quest’anno. Chi governava nel 1994, governa anche oggi. Tristezza. Allora era stata sconfitta “la gioiosa macchina da guerra”: disintegrata. Aveva preso piede la “destrutturazione sociale e politica” nel nostro Paese; una destrutturazione per la verità già avviata nel decennio precedente. Oggi, forse anche per colpa del “voto utile”; e non solo.

Dopo il primo striscione ecco il secondo: “Associazione Nazionale Partigiani d’Italia” di San Mauro, Castiglione, Gassino Torinese. E poi ancora un altro: “A.N.P.I. “di Settimo Torinese. Poi la Filarmonica di Torino, il Sindacato Pensionati Italiani, di Ciriè e Valli di Lanzo; quello Fillea di Torino; “Sanità Privata” Funzione Pubblica Cgil; il “SILP”, Sindacato italiano lavoratori di polizia di Torino; la Cgil, Cisl, Uil Scuola; “l’Associaione Giuristi Democratici”; “Lavoratori Fiom-Cgil Ind. Pininfarina Torino”; quello della Thyssenkrupp listato a lutto; Fiat Cgil Mirafiori; quello dell’Iveco SPA Stura”; Cgil Fiom Iveco Area Tecnica; quello della New Holland, consiglio di fabbrica, Fim, Fiom, Uilm; poi Michelin Stura Torino; il coordinamento immigrati Cgil torino; e poi tanti, tantissimi cartelli: “Contro il razzismo diritti uguali per tutti”; “La pelle ha tanti colori. Le lacrime uno solo.”; “Fermate il genocidio in Sri Lanka”; “Contro i padroni, contro i baroni”; “O la borsa o il lavoro”. E tanti, tantissimi altri ancora che sicuramente non ho menzionato. La partecipazione è stata enorme. Proprio tanta bella gente. Bello ed utile il lavoro svolto dalla Commissione Lavoro di Rifondazione Comunista di Torino: un grazie a Carmelo Inì, Giorgio Pellegrinelli e gii amici di Chivasso, che insieme al primo maggio festeggiavano anche il loro amore. Un grazie anche al segretario Paolo Ferrero.

L’arrivo in Piazza Vittorio mi pone una riflessione: “C’era una volta la sinistra italiana”. Appongo un interrogativo: “?” ripenso al titolo di una bella rivista, “Internazionale” che ho sfogliato poco tempo prima. Un dubbio, una perplessità che si manifesta solo nel momento in cui vedo “tre pezzi” che erano “uno”: Vendola con la sua nuova formazione; Franco Turigliatto, con Sinistra Critica, Ferrando, con il Partito dei Lavoratori. I tre, con Paolo Ferrero, in momenti diversi si salutano, si parlano, e inevitabilmente, il mio personale ascensore della memoria mi porta alle prime riunioni di circolo. Quanta gente, quanti ricordi. Saluto “vecchi compagni” di viaggio, e mi inserisco dove ritengo di appartenere, e rimanere: lo striscione della Federazione di Rifondazione Comunista fa da argine e dietro esso tantissima gente. L’interrogativo precedente è evaporato. Non ho sentito applausi, come negli altri anni invece si sentivano. E questo, sì, dovrebbe far riflettere. Chiudeva il corteo un nutrito e compatto gruppo di Lotta Comunista. Solite domande durante il tragitto, prima di sfociare in Piazza San Carlo verso le 12 circa. Anche per quest’anno il sole ci ha garantito una giornata davvero stupenda. Inizio a canticchiare anche io il “mondo che vorrei”, quello con una redistribuzione delle risorse più giusta, un mondo senza precariato, senza infortuni sul lavoro, senza cassaintegrati, mobilità, senza disoccupati non per scelta, e tutte le stranezze con cui “i mandanti” di questa crisi, che dura da ormai tantissimi anni, ci hanno apparecchiato la tavola del futuro, anche se noi, “la vostra crisi non la paghiamo“. Un mondo che vorrei: senza più accordi al ribasso, dove un altro mondo è possibile, dove chi corre troppo senta dentro la necessità di fermarsi e aspettare chi è rimasto indietro. Un mondo che potrebbe essere anche Airasca, e la SKF dove a vincere “nella competizione sindacale” è la mitezza, l’impegno, la solidarietà di una persona e di una organizzazione, certo le migliori, a mio modo di vedere: Barbara e la Fiom.