“Fermare la fuga delle aziende”: dalle parole ai fatti.

fermare-fuga-aziendeOggi, 28 marzo 2009, nella sontuosa sala Viglione, sita all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte, in via Alfieri 15, si è tenuto un convegno promosso da Rifondazione Comunista, dal titolo “Fermare la fuga delle aziende: una legge da approvare con urgenza“. Quale la legge? La proposta di legge numero 495 presentata dai Consiglieri regionali di Rifondazione Comunista: Bossuto, primo firmatario, Clement, Dalmasso, Deambrogio,  e poi Barassi, Moriconi, Cavallaro, Comella, in data 21 novembre 2007.  Proposta di legge ripresentata pochi giorni fa e che “prevede che i contributi pubblici siano vincolati al fatto che le imprese rimangano sul territorio per almeno venticinque anni”, ancora, “i casi di trasferimento di attività produttive verso paesi dove la mancanza di diritto domina la vita dei lavoratori sono sempre più frequenti: Indesit, Cabind, Olimpias, l’elenco purtroppo è  lungo. Ma le delocalizzazioni si possono contrastare come cercano di fare in Francia e Stati Uniti. Il governo italiano latita ma gli enti locali possono mettere in campo misure efficaci”.Il Convegno aveva come relatori, Armando Petrini, Segretario regionale Prc, alcuni fra-sindacalisti delle aziende Indesit, Olimpias, Johnson Electric, Cabind, Eaton, Comdata;  i lavoratori sindacalisti erano: Vincenzo Graziano Dirett. prov. Flm Uniti Cub-Tlc, Assunta De Caro, Segretaria gen. Cgil Filtea Torino, Gian Piero Clement, Capogruppo regionale Prc, Bruno Casati, Assessore al Lavoro alla  provincia di Milano. Ha coordinato Marilde Provera (ex deputata di Rifondazione Comunista nel governo Prodi). Il convegno si è tenuto  davanti ad una platea composta da una cinquantina di persone, militanti e semplici lavoratori. Fra le personalità presenti, Gianni Alasia, già consigliere regionale, la consigliera provinciale Luisa Peluso, e tanti, militanti oltre che operai toccati dalla crisi del torinese. L’ introduzione avrebbe potuto aggiungere  ulteriori sottotitoli al  convegno: “Prendi i soldi e scappa“, oppure “Dalle parole ai fatti”, dove le parole sono state quelle del sindaco Chiamparino, con la sua volonta’ di incatenarsi difronte al caso Motorola, caso “tamponato” di un millimetro rispetto “al metro di allontanamento” della assurda situazione di quella circostanza. La fuga delle aziende, per Marilde, oltre che lasciare sul lastrico numerose famiglie, porta via con sè numerose competenze. Nella sua introduzione riassume numeri già prodotti in altre occasioni, in particolar modo il raffronto fra il primo mese del 2009 sul 2008 porta con sè un saldo negativo “pauroso”.  I dati Istat di qualche giorni fa annunciavano che rispetto al quarto trimestre dello scorso anno ci sono, ora, 120 mila disoccupati in più rispetto al terzo trimestre del 2008 il tasso è aumentato di due decimi di punto. Un dato negativo soprattutto per le regioni meridionali; ma preoccupante anche per la situazione dei migranti (questi sono cresciuti di numero fra i disoccupati). Oltre ai numeri Marilde cita anche  il caso politico della Lega, che in questo momento “imbraccia” la spada a tutela del lavoro e dei lavoratori italiani. Come? Alzando i toni ma senza essere “conseguenti”, ovvero restando impigliati, nel loro grido, in un’ottica provinciale: in un  quadro così devastante per Marilde “non c’è diga che tenga”. L’esempio è con le previsione fatte sui numeri degli immigrati dalla lega stessa; numeri che non hanno rispettato le previsioni. L’atteggiamento,   non “deve essere punitivo”, ma per “fare società”, bisogna porre regole per lavorare e far lavorare “in maniera buona”. E come si fa, in maniera buona? Usando la forma dei contratti così come avviene fra aziende che stipulano diritti e doveri: e perché se ciò è valido per le aziende non dovrebbe essere valido tra enti e imprese quando queste ultime prendono i soldi pubblici? Non si potrebbe imporre loro un obbligo magari vincolandole per un ciclo di anni? Alla Provera è seguito l’intervento di Petrini, Segretario Regionale di Rifondazione: anche il segretario snocciola numeri con previsioni paurose da qui alla fine dell’anno: 500 mila cassaintegrati in più oltre a circa 200 mila posti di lavoro che si perderanno, senza contare i numerosi processi di delocalizzazione che di qui a breve dovremmo scontare. Il suo è un intervento “politico”, e tale non poteva essere; “Rifondazione non è solo un partito dei no; è dei no difronte a scelte inique e sbagliate. Ma il partito propone anche proposte utili e serie, soprattutto in una situazione economica drammatica come questa. La proposta di legge presentata dai consiglieri, va in questa direzione. Petrini tiene a precisare che i processi economici non sono naturali e non hanno nè forza divina nè forza naturale: sono frutto di scelte. Grande importanza ha l’intervento pubblico, un intervento che negli ultimi anni è stato sempre demonizzato. Oggi questo intervento è sempre più necessario. Pensare di dare soldi per un certo periodo non vuol dire che dopo tutto tornerà come prima. Bisogna porre regole per il dopo. Ma l’intervento pubblico non può limitarsi ” a iniettare capitale”: bisogna che dopo si ristabiliscano regole diverse, ferree, rigide. E ancora, la proposta politica: estendere cassa integrazione a coloro che hanno perso il posto di lavoro; reperire risorse tassando i ricchi; redistribuendo risorse attraverso una tassa patrimoniale sulle rendite e sulla successione, e l’aumento delle aliquote. La proposta di legge presentata ha uno sguardo complessivo sui rapporti tra pubblico e privato e i vincoli che si pongono all’azienda sono quelli che l’azienda stessa, dopo aver preso i soldi, deve rimanere vincolata a quel territorio. Dopo Petrini gli interventi sono stati dei lavoratori che hanno lasciato sulla sala una forte emozione: per la Eaton, Michele Stefanelli che ha raccontato la storia di questa fabbrica di Rivarolo (Torino) ; fabbrica che produce valvole per motori a scoppio. Una delocalizzazione, quella di questa azienda,  verso il territorio polacco , naturalmente solo dopo aver chiesto ed ottenuto dai lavoratori tutti i sacrifici possibili: “flessibilità a manetta”. La multinazionale, dalla voce del lavoratore, ci racconta di un accordo fra il governo polacco e l’azienda. Poi è stata la volta di Filippo Giuseppe della Olimpias, gruppo Benetton, che dal 29 gennaio 2009 ha comunicato l’intenzione di delocalizzare in Tunisia. Ma i suoi prodotti non vengono prodotti in Bangladesh? Anche qui, sacrifici dei lavoratori: flessibilità, sei per sei, lavoro alla domenica sera… Perché si domanda il lavoratore gli ammortizzatori sociali devono essere dati solo ai lavoratori? Perché non li facciamo pagare alle aziende? Il lavoratore ricorda i 50 giorni di lotta davanti alla fabbrica. La sua affermazione inoltre è tesa a ricordare che se si commercializza un prodotto nel Bangladesh si ferma tutto: Ivrea, Prato…. Poi è la volta di Roberto Gerbaldo della Jhonson Electric una multinazionale cinese, con stabilimento a Moncalieri, Torino, dedita alla costruzione di strumenti per “clima”, raffreddamento motori. Ricorda che è dal 2004 che la crisi si è affacciata sulla sua azienda, ma in realtà il lavoro c’era: le Istituzioni che hanno concesso la cig, hanno verificato attentamente la richiesta? Poi è stata la volta di Marino Cavezzale della Cabind, che produce fili elettrici: il 20 febbraio 2009 ricorda che tutti i lavoratori sono stati chiamati per “licenziamento collettivo”. “Solo chi lavora in fabbrica può capire cosa realmente sta succedendo, dentro e fuori, e anticipare le mosse dell’imprenditore”.

gianni-alasiaPoi è stata la volta di Mara Allasia, della Indesit: nel suo ricordo l’azienda nel 1980 impiegava circa 10 mila e 600 lavoratori ora soltanto 600! Il suo racconto tesse tutte le vicissitudini del gruppo Merloni. Ricorda inoltre come la Indesit all’estero vende, eccome! Ad esempio, a giugno erano state assunte 53 persone!  “Il problema di None è un problema di tutto il gruppo” la chiusura rappresenta uno stravolgimento della politica industriale della Indesit Company, sosteneva anche L’Eco del Chisone, mercoledì scorso. Dalle storie alla storia: Gianni Alasia, grande storico che ha fatto il movimento operaio fa un intervento chiedendo interventi su proposte precise; anche nel suo intervento vengono citati numeri ed esempi, e ovviamente quanti soldi vengono spesi per un settore mai in crisi: quello delle armi. Poi ancora Vincenzo Graziano che opera nel campo delle telecomunicazioni, un settore un po’ particolare dove viene “ridisegnato continuamente il mondo del lavoro”. Nel suo intervento si fa riferimento anche alla Circolare Damiano, con i suoi aspetti positivi ma anche negativi. Poi è stata la volta di Assunta De Caro, Filtea: in Italia i lavoratori nel tessile negli anni 90 erano circa 900 mila, ora si è scesi a 600 mila. Il suo intervento è da sindacalista, snocciola dati, numeri, qualità, quantità. Poi è la volta di Clement, che individua la risposta alla crisi nella proposta di legge. E’ pinerolese per cui molto attento ed informato sulla fuga di numerose aziende di quella zona. Solo la Microtecnica parrebbe restare fuori dalla crisi; una aziend dove i suoi dirigenti indicano nel buon clima la ragione di ciò; una azienda dove si assume. Per Clement la ragione è che produce “pezzi” per armamenti, un’industria “che fiancheggia quella bellica, insomma”. Inoltre fa riferimento ai dati Inps: chiude il bilancio con 11 miliardi di euro: più 60% sul 2007. A me sono venuti in mente  un paio di articoli della settimana scorsa, uno su Liberazione ed uno su il Manifesto. Quello su Liberazione titolava “L’Inps ha i conti a posto. Cade un alibi per l’assalto alle pensioni” del bravissimo Roberto Farneti. Sempre nel titolo ricorda come “il bilancio 2008 dell’Istituto si è chiuso con un attivo di più di 11 miliardi di euro. La Cgil: “Ora più soldi a pensionati e cassintegrati”. Ma vi ricordate tutti quei bei discorsi su “l’insostenibilità del sistema”? Vi ricordate per quanto tempo ci hanno martellato dicendoci che non potevamo permetterci un sistema siffatto? Che dovevamo rivolgerci “alle pensioni private” guardando il sistema americano? E ora? Il paradosso: negli Stati Uniti si propone di estendere la sanità pubblica: per fortuna. E noi scopriamo che ci hanno fatto immensi discorsi  per arrivare ad un numero finale: Inps in attivo: 11 miliardi di euro. Le entrate contributive hanno permesso maggiori entrate superiori all’aumento delle spese per pensioni. E poi quasi due milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro Paese. Riceveranno indietro qualcosa? Inoltre, tengo a ricordare che i pensionati sono il 24% della popolazione italiana; ma i loro assegni “su quanto girano”? Questi avanzi devono tornare ai lavoratori e ai pensionati.  Per restare infine su quanto ricordato dal Manifesto, il suo titolo era “L’Inps è in attivo”. (articolo di Antonio Sciotto). “Il sistema è in equilibrio, i conti dell’Inps sono a posto. Il bilancio dell’Istituto presenta un saldo attivo di più di 11 miliardi di euro”. Anche per Sante Moretti in un commento precedente ai due articoli, sempre su Liberazione titolava “L’attivo dell’Inps è salario dei lavoratori (anche immigrati). Infine, l’intervento della Bresso, presidente della Regione (arrivata per impegni verso le 11): “è utile lavorare su questa legge” che è una delibera di giunta, quindi potrebbe essere, anche se notificata e approvata a Bruxelles, modificata da un’altra giunta; come lavorare su questa proposta? Cercare di farla diventare una proposta di legge su un contesto più vasto. Un intervento generico, il suo,  anche se ha denotato un’ idea di appoggio  (magari “ideale”), alla proposta (anche se, la strada, su questo argomento, pare essere molto lunga).

La crisi continua a mordere, tutti e tutto. “Mettiamo in crisi la crisi”, è una frase che mi ha colpito, suggerita da Rifondazione Comunista in una delle sue inchieste. Una Italia in apnea recitava la Repubblcia giovedì 26 marzo, con un articolo di Massimo Russo. Per la maggioranza degli intervistati, il 5,3% ritiene che tra sei mesi la situazione sarà ancora peggiore. Cosa si abbassa nel vincolo di bilancio famigliare? Libri, cinema, cene ma anche visite mediche specialistiche. Molti italiani sperano in un prelievo fiscale straordinario sui redditi più alti: quasi il 54%. Una recessione che fa riscoprire cose naturali, fino a qualche anno fa: l’acqua del rubinetto, i prodotti alimentari locali, la cucina fatta in casa (aumentano coloro che cucinano pane e pizza in casa), il taglio dei capelli ai bambini in casa, i dvd in famiglia anzicchè la spesa del cinema. I costi delle case si abbassano, gli affitti rimangono quelli di prima, le domande di disoccupazione aumentano…e “freccia rotta” ha un nuovo conduttore, e la casa a destra…un nuovo costruttore.

Alcune foto del Convegno