“Che lotta di classe”

fiom-indesit-comunanzaTorino 20 marzo 2009. Questa mattina, come promesso a me stesso, come impegno nei confronti di amici lavoratori conosciuti nelle varie manifestazioni a tutela del proprio lavoro mi sono recato presso l’Unione Industriale di Torino, luogo di “concentramento” e di avvio dello sciopero nazionale dei lavoratori Indesit. “Indesit in piazza. Faccia qualcosa anche il governo. No allo stop. Salviamo i 650 operai di None”, titolava La Stampa di oggi “Indesit, None forse non chiude. Manager al lavoro per un piano alternativo, però con tagli” era il titolo de La Repubblica. Ho pensato alla parola magica “manager”; una parola con conseguenze mirabolanti. In ogni caso, durante il tragitto, incontro alcuni amici che mi richiedono per l’ennesima volta per quale motivo sentissi necessaria la mia presenza. “Trasversalità”, “solidarietà”, “vicinanza”, sono le parole che più mi risuonano. Anche se, leggermente un interrogativo si apposta su di me facendomi riflettere: “scuola” o “fabbrica”? Entrambe, mi dico. Così vado avanti con la giusta coerenza (a mio modo di vedere). Appena arrivato, nei pressi dell’Unione Industriale, verso le 9, il colpo d’occhio offerto dalle persone e dagli striscioni presenti, mi faceva pensare che oggi, saremmo stati dinanzi ad una manifestazione un po’ diversa rispetto a quella di due giorni fa. “Uniti per non morire” avrebbe potuto essere il titolo di un resoconto giornalistico.

Operai in cassa integrazione, operai con il rischio di non entrare più nella propria fabbrica, operai con un destino triste, vacuo, nebbioso, ma con una marcia in più e con un solo obiettivo: “apparecchiare diversamente il mondo: non per loro, ma per i propri figli”. Vedo tantissimi scatoloni, che rappresentano elettrodomestici: presumibilmente lavatrici o lavastoviglie; penso, a come nonostante le difficoltà enormi, tutti quegli operai abbiano trovato anche il modo per “addolcire” la rabbia; un dolce amaro, che non poteva essere una zeppola. 650 operai affiancati dai 30 sindaci dei Comuni pinerolesi.

Tantissima gente, affiancata da altra proveniente dal resto d’Italia: Fabriano, Caserta…tutti motivati a far sentire la propria voce. “Noi la vostra crisi non la paghiamo”. Uno slogan? Altro che slogan: persone, famiglie, bisogni! Il corteo parte, alla testa un carro, molto rumoroso, e percorre le strade e i corsi di Torino: Corso Galileo Ferraris, Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, la meta finale. Durante il corteo mi muovo un po’, complice anche il freddo polare (rispetto alla giornata di ieri).

Gli striscioni e gli slogan, urlati e scritti, sono stati elencati. La mia perplessità iniziale, se appartenente a “scuola” o “fabbrica” evapora nel momento in cui vedo alcune personalità come Boccuzzi (con cui sono riuscito a scambiare qualche parola nel momento in cui ha acquistato una copia di Lotta Comunista) e Ciro Ferrentino. Quando li vedo penso alla grande tragedia, ma il pensiero che avevo ieri, quello “del vedo, non vedo” mi fa pensare alle ultime elezioni: come facevano ad essere così entusiasti tanti ragazzi quando nella lista del Pd c’erano “politiche non negoziabili”? Come potevano stare insieme un “padrone” ed “un operaio”? Sono sicuro che se stavano bene loro, come sicuramente ci stanno, oggi, a maggior ragione, stavo bene anche io: scuola e fabbrica. Ed è stato bello stare “in ferie” con voi.
Un ringraziamento a Sergio Dalmasso che è stato un infaticabile “ascoltatore” e di grande compagnia, oltre che a tutti i compagni di partito, che oggi erano in gran numero. Un grazie ancora a Juri Bossuto che tante energie ha messo nello stare vicino ai numerosi operai oggi presenti e, sulla presentazione della legge regionale a proposito delle delocalizzazioni e come evitare i suoi problemi. Da questa pagina, da questo blog, un incoraggiamento a Barbara, presente sia alla manifestazione della Flc scuola che oggi. Coraggio Barbara. E un altro incoraggiamento a superare ogni difficoltà di sorta all’amica Barbara della SKF, e a tutti i suoi colleghi di lavoro che scrivono e commentano cone energia e voglia di esserci.
Spero che questa manifestazione faccia uscire, come afferma Airaudo, l’Indesit da una posizione di ambiguità. Nonostante ciò, la crisi continua, con la cassa alla Denso e alla Teksid (vedi La Stampa).
Gli slogan apposti sui cartelli:
“Il lavoro é un diritto. Delocalizzare é un delitto”.
“E come dice Vasco, “Senza parole”, e noi diciamo “Senza lavoro”.
“Italia zero, Polonia 600”.(due bandiere, una italiana, l’altra polacca, apposte su uno scatolone di lavatrice).
“A.A.A. Azienda Cabind: imprenditore vero cercasi”
“Cassa Integrato Comau solidale con i lavoratori Indesit”.
Gli striscioni:
Non siamo in vendita. Lavoratori e lavoratrici Indesit None
RSU Johnson Electric Moncalieri (To)
RSU Valeo Sistemi Illuminazione Pianezza (To)
Fiom Indesit Comunanza (AP)
Fiat New Holland Consiglio di Fabbrica Fim Fiom Uilm
Fiom Lavoratori Cabind
Fim Fiom Uilm Ansaldo Piossasco
RSU Dayco Chivasso
Tutti insieme lavoratrici e lavoratori carrozzeria Bertone
RSU Fim Fiom Uilm Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni Torino
Associazione lavoratori pinerolesi
Le persone presenti.
Tutte quelle investite da seri processi di “ristrutturazione”, in un territorio che come recitava La Stampa ieri, ha visto volatilizzarsi circa 100.000 posti di lavoro. Persone, lavoratrici e lavoratori che qualcuno ha voluto si piegassero alla fabbrica, alle regole del mercato; ma non andrà così, ne sono certo. La partecipazione è stata grande, immensa; già alle nove nei pressi dell’Unione Industriale, la rabbia era evidente, ma come sempre “contenuta”. Slogan forti e diretti e nonostante i 25 anni di attacchi continui delle politiche neoliberiste, la classe operaia mantiene la sua dignità.
Fra i presenti il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, sempre e comunque con i lavoratori in difficoltà; molti della Cabind, dell’Indesit e di altre realtà hanno riconosciuto il ruolo di un infaticabile compagno di lotta, sempre presente, Juri Bossuto. Fra i militanti presenti, quelli di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica. A tenere lo striscione della Thyssenkrupp, Ciro Argentino e Boccuzzi.

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Spot Cgil per la Manifestazione Nazionale al Circo Massimo di Roma del 4 Aprile 2009