“Avanti popolo”, “con classe”

precariatoPresente e futuro. Due tempi, due mondi. Il nostro, il loro. Una speranza, in comune: quella  che nessuno di noi, mai più, debba pagare un conto, una crisi, la loro, di quelli che “hanno giocato a monopoli” senza il nostro consenso; una crisi che noi non vogliamo e non dobbiamo pagare. Cosa vorrebbero farci pagare? Lo dicono i giornali di oggi. Ecco il conto che ci presentano: “In Europa, negli ultimi tre mesi del 2008, sono stati persi più di 670.000 posti di lavoro. Pessime le previsioni per il futuro: secondo la Cgil entro il 2010 i disoccupati in Italia aumenteranno di un milione. “(Il Manifesto).

“Crisi, l’Italia un paese di disoccupati e precari” (Liberazione, il giornale da me preferito); all’interno dell’articolo si snocciolano  alcuni dati: “Se il 2010 era la data più probabile per il “fine corsa” della depressione economica, per l’Italia non sarà così, anzi. Da qui a quella data, l’Ires Cgil prevede un milione di disoccupati e un prodotto interno lordo ridotto al -4% complessivamente; il tasso di disoccupazione nel 2010 rischia, infatti per la Cgil, di salire fino al 10,1% ed anche nelle ipotesi più ottimistiche di arrivare al 9%. Ciò comporterebbe una perdita di un milione di posti di lavoro fino al 2010: solo nel 2009 si prevede infatti un calo di mezzo milione. I nuovi disoccupati, calcola l’Ires, porteranno il totale dei senza lavoro a 2,3 milioni nel 2009 e a 2,6 milioni nel 2010. Il tutto mentre si allarga a 3,4 milioni di persone l’area della cosiddetta instabilità occupazionale: quel mondo di dipendenti a termine e di collaboratori vari su cui incombe di più il rischio di perdita di lavoro. Un’area di instabilità così suddivisa: “”Parasubordinati” 14, 4 %;

“Non occupati da non più di 12 mesi, 19,3%;

“Dipendenti a termine volontari”, 6%;

“Dipendenti a termine involontari”, 60,3%. Il dato è tratto da Repubblica, a pag. 6, articolo di Luisa Grion,  (fonte: indagine forza lavoro-media 2007). Proprio la Repubblica, sempre a pag. 6, titola, “L’Europa perde 670 mila posti. Cgil: verso un milione di disoccupati”.  (articolo di Luisa Grion).

Lavoratori e studenti, un appuntamento, per domani ed il nostro domani: a Piazza Arbarello, alle ore 9.30, per lo sciopero indetto dalla Flc-Cgil. Lavoratori, come quelli della Indesit e chissà quanti altri. Studenti, collettivi, ragazzi del Politecnico, precari della ricerca studenti, medi, gruppi di genitori, lavoratori della scuola, docenti, tecnici, amministrativi, collaboratori, ecc. ecc. Uno sciopero che serva a dire ancora una volta che noi, popolo, noi classe, il conto del taglio, non di un pezzo di stoffa, ma “di persone in carne ed ossa”, non lo vogliamo pagare. “NO  AL TAGLIO DI 87 MILA DOCENTI E 42 MILA LAVORATORI DEL PERSONALE ATA”. E la “classe”? La classe che prova a “surfare” l’onda si ritrova in un periodo in cui, “nel frattempo il governo ha aggravato la situazione, c’è una legge, la 133 e un dl, il 180 approvati che hanno dato un ulteriore colpo di grazia  all’istruzione del nostro paese, già abbondantemente martoriata” (il Manifesto”, pag.7, Stefano Milani).

Il corteo terminerà in Piazza Castello dove saranno presenti e interverranno rappresentanti degli studenti e precari della ricerca, oltre alle associazioni studenti. Le conclusioni saranno affidate al segretario generale della Flc-Cgl Piemonte, Rodolfo Aschiero e al segretario generale della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere.

Per quanto mi riguarda, domattina sarò in Piazza Arbarello. Ritengo che aderire sia essenziale, per il futuro, nostro e loro.  Ancora questa mattina, discutevo con alcuni colleghi sulla necessità di aderire per non morire, “di fame”. Molti avranno la “pancia piena”, perché stabilizzati, perché prossimi alla pensione, o perché ritengono lo strumento dello sciopero poco utile, magari vorrebbero “un anticipo di quello virtuale”; altri, mi riferiscono, timorosi per eventuali ritorsioni, nelle scuole-caserme, da parte di DSGA e Presidi, nel caso in cui risultassero da soli nella lista degli scioperanti. Parrebbe che alcuni non abbiano “insistito” abbastanza nel coinvolgere. Eppure, mi pareva di aver capito il contrario: in ogni caso, rispetto il diritto a non manifestare. Vorrei però, che tutti i sindacalisti Cgil ritenessero opportuno e necessario aderire; per quanto mi riguarda, quest’anno ho aderito a tutti gli scioperi, anche a quelli dei Cobas. Ritenevo e ritengo valido il merito. Non vorrei, da domani, rispolverare, anche per una questione sindacale (e non politica, che a volte ve ne sarebbe bisogno)   Georg Simmel, che indicava i “socialisti da parrucchiera” ( gauche caviar), coloro cioè, che  stavano a sinistra, ma non vivevano in modo conseguente. Non  vorrei, dicevo, applicare questo concetto ai sindacalisti, eletti, ma “assenti”.

Un’ultima considerazione: non so chi si cimenta a leggere il blog, penso lavoratori, precari, disoccupati,  e ne sarei contento; non ritengo condivisibile l’etichetta di “vecchio”, nel senso di proporre argomentazioni rimaste indietro rispetto all’evolversi della società. Penso che la risposta stia proprio in quell’affermazione precedente: “gauche caviar”. Penso che il benessere se non correttamente gestito può far male a tanti, e che le comodità, le ricchezza, ma spesso, “le cose inutili” abbiano preso molto presto il posto delle “relazioni”. Vogliamo essere, ma traduciamo il nostro operato in maniera difforme. Questo è lo sforzo, per una sinistra che torni alle origini, e voglia riscoprire il senso della giustizia, dell’equità. Perché molta gente non crede più nelle grandi associazioni quali il partito o il sindacato? Quanta voce diamo alle necessità e quali risposte diamo ai bisogni? In quali territori abbiamo deciso di stare e fare per? Vendere pane di sabato forse, e sicuramente non lo è, sufficiente, ma lo è ancor meno se neghiamo voce e spazio a chi la chiede anche di sabato.

Domani, tutti in Piazza Arbarello.

Giorgio Cremaschi. “Confindustria: soldi veri alle imprese e finti ai lavoratori”

Riceviamo e Pubblichiamo:

Giorgio Cremaschi. Confindustria: soldi veri alle imprese e finti ai lavoratori

La Presidente della Confindustria chiede soldi veri al governo. E’ un ottimo slogan, che possiamo tranquillamente fare nostro, visto il comportamento delle principali aziende dell’associazione delle imprese industriali. Alla Piaggio un accordo separato, voluto da Colaninno contro la Fiom, distribuisce pochi soldi finti ai lavoratori in cambio di lavoro vero in più. Lo stesso vuol fare Fincantieri, mentre la Fiat e l’Ilva rifiutano di integrare la cassa integrazione in maniera da far sì che essa non sia solo di 800 euro al mese. La Indesit, addirittura, cancella totalmente il salario di centinaia di lavoratori di Torino, per trasferire la produzione in Polonia, mentre l’imprenditore progressista Della Valle licenzia un delegato della Cgil, reo di aver criticato l’azienda. Ovunque le grandi imprese della Confindustria mostrano ai lavoratori il loro volto peggiore e pretendono tutto per non dare nulla. D’altra parte anche l’accordo separato sul sistema contrattuale ha lo scopo di ridurre i soldi veri dei contratti nazionali e del salario fisso aziendale in cambio del salario aleatorio, cioè sempre più finto, legato alla produttività. E’ dunque un buon slogan quello di Emma Marcegaglia, che va prima di tutto rivolto verso la politica della Confindustria e delle grandi imprese, e che dà una ragione in più per dire no a ogni ipotesi di patto tra i produttori, almeno fino a che i soldi veri riguarderanno solo le imprese e quelli finti solo i lavoratori.

Rete28Aprile

Roma, 16 marzo 2009

Partecipiamo allo sciopero di domani 18 marzo 2009

Invito, i visitatori ad aderire allo sciopero e/o alla manifestazione regionale piemontese di domani contro i tagli del governo nel settore scuola; appuntamento in piazza Arbarello ore 9,30 Torino. Abbiamo più volte ribadito come le scuole pubbliche necessitino urgentemente di forti investimenti pubblici sia edilizi che di formazione di tutto il personale e non di tagli (investimenti che potrebbero rilanciare l’economia interna, invece di pensare a dare soldi alle banche o alle aziende per poi puntualmente delocalizzare la produzione): guarda caso riguardanti i lavoratori precari, ossia coloro che cercano di entrare nel mondo della scuola ed hanno competenze  professionali , senza timore d’essere smentito, di gran lunga superiori a coloro che sono di ruolo. Quantunque, se saranno effettuati, questi tagli toccheranno anche i lavoratori di ruolo in quanto una mole di lavoro in più si riverserà su di loro. La barca è una sola e se affonda non si salveranno coloro che pensano che non li possa riguardare: avranno dei figli? Allo stesso tempo invito a vigilare sull’operato di alcuni RSU e di lì a salire nella gerarchia, (stando attenti a non fare di tutt’erba un fascio) che, spesso e volentieri tradiscono le aspettative di coloro che dovrebbero rappresentare per puro opportunismo e convenienza personale: è ora di far capire loro che il lavoratore deve essere protagonista e che le deleghe in bianco non le si firmano con nessuno;  hanno sempre la possibilità di passare la mano “se sono stanchi di svolgere tal ruolo” ad altre persone che credono nel sindacato con la S maiuscola. Il sindacato siamo noi. Il lavoratore deve tornare al centro dell’attenzione, sia nell’agenda politica sia in quella sindacale per cui ribadiamolo con la nostra presenza alla manifestazione di domani.

P.s.

Informo e vi ringrazio per il nuovo record del Blog di 487 visitatori di ieri 16 marzo 2009; aggiungendo andiamo avanti insieme!

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