“Il Ponte rimette in moto l’economia ed evita di saltare i pasti”

treno-pendolari-strapienoQuanto scriverò ora è frutto di una riflessione personale, ma penso condivisa da tantissimi. Oggi, mentre mi recavo nella provincia Granda, mi domandavo come si possa essere “ottimisti” quando i dati, e non “uomini megafono”, indicano: “boom della cassa integrazione”,  che cresce del 553%. Mi domandavo come si fa ad essere ottimisti quando continuamente la gente perde il proprio posto di lavoro, quando ex colleghi, o il mio ex sindacalista Fiom Claudio Palazzo, mi racconta di una cassa integrazione “a manetta” da settembre, “una crisi ed una cassa integrazione che non devono ricadere sempre sulle spalle degli stessi lavoratori”, affermava Ivano Franco (funzionario Fiom) su La Stampa di ieri (05/03/09); per non parlare dei problemi, ormai perenni, degli operai Indesit, o di quelli della Bertone. Palazzo ha accolto il mio invito, e mi ha spedito tante storie di operai che stentano ad andare avanti, oberati da mutui e impossibilitati a gestire una situazione economica divenuta al limite.  Tutto questo in un periodo in cui una Diocesi chiede “fioretti”, tagli, di beni superflui, come ad esempio il taglio delle ricariche del telefonino, o cercare di utilizzarlo il meno possibile; strumento, quest’ultimo, utilizzato proprio dalla Provincia di Cuneo, ma per tutt’altro motivo: “Un sms segnala offerte di impiego”, evitando così code ai centri per l’impiego, la “Granda” avvisa con un servizio gratuito, dal due marzo, se vi sono offerte di lavoro. “Sono già 500 le persone inserite nella mailing-list”. Requisito per ricevere un messaggio è l’essere iscritto in uno dei centri per l’impiego della Granda e aver dato la propria disponibilità all’impiego. Ma la riflessione più forte è stata questa: possibile che in un paese in cui si autorizzano e “con grande enfasi si annunciano” le grandi opere pubbliche capaci di rimettere in moto la locomotiva Italia, come ad esempio il solito Ponte sullo Stretto “che non passa mai di moda”, vi sia gente che non riesce ad avere di che da sfamarsi? Eppure, ci han detto che c’era la social card!!! La notizia di una pensionata di Castagnito, “sorpresa a rubare formaggio” in un grande supermercato mi ha lasciato veramente sconcertato. Provo a pensare a quanto sia stato umiliante per questa signora prendere per potersi sfamare. Contraddizioni di un’Italia a “doppio binario”, dove si continuano a dare soldi ai manager, in grande quantità (non meritati visti i risultati), e nello stesso tempo, si riscontrano situazioni di grande drammaticità umana. Nel momento in cui metto piede nuovamente a Torino, verso le 18,50, noto un’altra contraddizione: mentre alcuni, pochi, continuano a riempirsi la bocca di Tav, il mio, era un trenino di piccole dimensioni, diretto a Chivasso, con pochi vagoni, con tantissima gente che cercava, dopo una giornata di lavoro, di salire non per prendere posto, ma per stare in piedi.

Emergenza ricercatori precari: Cause, Numeri e Situazione contrattuale oggi in Italia.

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Riceviamo e Pubblichiamo:

La precarietà nella ricerca universitaria ha raggiunto in questi anni livelli allarmanti in tutta Italia. La cronica carenza di finanziamenti statali per le università ha portato direttamente al dilagare del precariato, oltre ogni soglia di sostenibilità. I finanziamenti per la ricerca universitaria sono spesso privi di ogni continuità, e dipendono per lo più da donazioni di privati, che oggi in un contesto di crisi globalizzata iniziano a venire meno. Si stima oggi che nelle università italiane il reclutamento dei ricercatori nei primi 5-10 anni della loro attività avvenga solo con contratti parasubordinati o borse di studio. L’Università ed il Politecnico di Torino si reggono anch’essi sull’esistenza di lavoratori precari, siano essi impiegati nella ricerca, didattica, attività tecnico-amministrative, nelle biblioteche o in tutti i servizi che essa offre o utilizza nell’ambito delle sue attività. In tutta l’Università di Torino oggi il 50% del personale impegnato in ricerca è precario (i numeri sono simili al Politecnico, con il 48%), e nelle due Facoltà di Medicina e Chirurgia la percentuale sale addirittura al 70%! Questi dati sono frutto di una recente indagine compiuta dai precari insieme alla FLC CGIL, su dati ufficiali di Rubrica d’Ateneo e con una verifica incrociata mediante autocensimento. L’indagine ha permesso inoltre di evidenziare la tendenza all’aumento vertiginoso del numero di precari impegnati in ricerca negli ultimi anni. Dal 2006 al 2008, a fronte di un numero costante di personale docente/ricercatore strutturato, c’è stato un incremento del 30% dei precari. Parliamo di numeri…. Una recente indagine della Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Ferrara ha definito una prima stima sul numero totale dei ricercatori precari in Italia, utilizzando i dati CRUI sul 40% delle Università italiane che avevano fornito i dati; con le opportune proporzioni, si stimano 100.000 precari della ricerca. A Torino la RNRP e FLC CGIL Piemonte ha calcolato un totale di 3.000 precari della ricerca universitaria (2.200 a UNITO e 800 circa a POLITO, escludendo da ambedue i dottorandi). Una parentesi deve essere fatta sui precari della ricerca medica all’Università di Torino, che come abbiamo detto costituiscono il 70% del personale impegnato in ricerca. Più della metà dei precari della ricerca universitari è nelle due Facoltà di Medicina. Inoltre questi precari, oltre ad occuparsi del loro progetto di ricerca finalizzata in campo medico, svolgono mansioni tipicamente ospedaliere… a costo zero per la stessa azienda ospedaliera in cui sono inseriti. …

Precari della ricerca medica Università di Torino,

Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Torino


Documento Completo dei Precari della ricerca medica in Pdf

Il PRC di Torino aderisce alla manifestazione contro la violenza sulle donne

Riceviamo e Pubblichiamo:

Il PRC di Torino aderisce alla manifestazione contro la violenza sulle donne indetta per sabato 7 marzo 2009.

La nostra adesione vuole essere un segno di sostegno e condivisione per la causa a favore dell’emancipazione e della dignità di tutti gli esseri umani, consapevoli che è necessario partire da coloro, come le donne, che sono tra le prime vittime del patriarcato diffuso e imperante nelle società liberiste occidentali, responsabili della reificazione dei rapporti umani, della concorrenza spietata, del dominio del più forte sul più debole: logiche che oggi mostrano il loro volto peggiore perché messe alle strette dalla crisi del sistema che le ha generate, producendo l’attuale e inaccettabile deriva reazionaria e razzista.

La Segreteria PRC di Torino

Risposta a “Con un euro di pane e politica”

Paolo Ferrero
Paolo Ferrero

Penso che il Segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, non abbia bisogno di “nessun avvocato difensore”; ritengo che la lettera inviata a “posta, risposta” su La  Stampa del 5 marzo 2009 meriti comunque una precisazione, anche da parte mia.

Come militante, ma prima ancora come persona, ritengo che vendere (distribuire per essere precisi) il pane ad un euro al chilo non possa inquadrarsi come attività politica in senso stretto. Era, e resta un modo per avvicinarsi alla gente e per dare una spinta ad una attività che non è “strettamente di partito”. Oltre al pane e alla pasta, a volte, si  è venduto (altre anche regalato, comprandola noi!!!) qualcosa d’altro. L’attività di militanza impegnava una mattinata intera ed era accompagnata dalla distribuzione di volantini e discussione politica sulla realtà attuale. Era, ripeto, un modo per stare in mezzo alla gente. Forse non cambia la vita alle persone, sicuramente, dal momento che giustamente, come afferma il signore che scrive, vi sono molti forni che forse vendono il pane a quel prezzo. Ma noi non siamo fornai, faticoso lavoro sicuramente, nè proprietari di supermercati. Grazie al volontariato di molti (e anche mio, che ho passato intere mattinate al freddo) volevamo dimostrare, senza ferire la dignità delle persone, che si puo’ calmierare il prezzo, eliminando i passaggi nella filiera. E, questo sì che allevia sofferenze a tante persone.

La max multa dell’autority antitrust (soldi non restituiti ai cittadini che hanno comprato e comprano la pasta ad un prezzo maggiorato) comminata ai produttori di pasta per aver fatto cartello dovrebbe dimostrare che siamo nel giusto. Lo scopo era accorciare la filiera. Fosse stato per me avrei partecipato alla distribuzione di più prodotti. Ripeto, la distribuzione del pane aveva questo significato, senza ferire… Invece, mi chiedo, la social card è migliore come iniziativa?

Invito chi “naviga” da più tempo ad inserire qualche commento su questa iniziativa.