Canale YouTube del Blog di Romano Borrelli

canale-youtube-romano-borrelliCiao a Tutti, abbiamo attivato il canale YouTube del Blog di Romano Borrelli. Attraverso questo  “strumento” del web 2.0 mi propongo di inserire dei video personali, ma in particolare modo contribuire a dare maggiore risalto ai video dei Compagni e delle Persone, dei Lavoratori, che vogliano raccontarsi e raccontare storie; oltre, che ampliare i contatti con tanti compagni che hanno già dei canali YouTube, ben fatti. Penso che è importante dare noi il nostro contributo informativo, visto il poco spazio che i media generalisti italiani danno alle istanze, ai bisogni dei pensionati, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati o, se lo danno, le distorcono abbondantemente. E’, come detto in altri articoli, una lotta impari, – una lotta fra l’amore e l’egoismo direbbe Pierangelo Bertoli in Rosso Colore, – ma il passaparola non va mai fuori “moda” e, quindi usiamolo.

Il canale è raggiungibile dal seguente link: www.youtube.com/romanoborrelli

p.s.
Carissimi, non disperatevi, non sono il Barak Obama italiano :-).

Raccontate storie della vostra vita quotidiana

Romano Borrelli
Romano Borrelli

L’interesse personale mi porterebbe ad essere, ora, appena terminato il mio lavoro, nelle Langhe, ad Alba, per l’ultimo saluto a Paolo, che idealmente ho dato; questo anche per l’amore per la storia, e il senso di riconoscimento che serbo verso personaggi che hanno fatto e fanno la storia, grazie ai quali, ora, l’impegno si avvia verso una maturità diversa. La storia, mi porterebbe, ma un fatto ben preciso, apparentemente banale, come il pranzare, una abitudine, per molti scontata, per altri invece non lo è, e per molti altri, lo sarà ancor meno. Mangiare come conseguenza di un’attività lavorativa, oltre, ovviamente, che esigenza fisiologica.

Il lavoro, quello che si avvia ad essere sempre meno; “Le voci dal Paese che perde il lavoro“, titolava oggi la Repubblica a pagina due, dove un articolo di Federico Pace, riportava una serie di e-mail a repubblica.it. Un’opportunità che ho chiesto più volte ai compagni e amici di viaggio, a Torino, a Roma. Vorrei dar loro ospitalità e parola, per cercare, tutti insieme, di poter ragionare, e magari, perché no, provare a “cambiare il mondo”.  Mangiare, dicevo, come lavorare: per questo l’imperativo che sento dentro, non è quello, ora di recarmi nelle Langhe, ma di andare a partecipare ad un attivo della FLC CGIL, dove si parlerà di numeri e di emergenze di una scuola che sta diventando sempre più povera.

Cercherò di raccontare quanto avrò sentito.

Ai lettori, che ormai sono diventati sempre più numerosi chiedo, di diventare loro protagonisti, e scrivere la propria e della propria situazione lavorativa, del proprio quotidiano,  in modo tale che si sappia, che si dia “corpo” a quanti questo corpo vorrebbero annullarlo, continuando sempre, imperterriti a definirci numeri, “recintati” da un vincolo di bilancio.

Diritto di Sciopero e Costituzione

Ho appreso la notizia della scomparsa del comandante partigiano Paolo Farinetti mentre, mi trovavo nel cuneese, prima ad Alba, e poi a Bra, – nella sua terra – e lì, in serata, la triste notizia. Un personaggio, Farinetti, che ha incarnato eroismo, coraggio e lealtà; finita la guerra, anche, un grande senso di solidarietà dimostrata nell’aiutare, i suoi compagni della 21ª brigata Matteotti, sopravvissuti, nella ricerca faticosa di un lavoro. (caduti e reduci che assieme a lui han lottato contro l’oppressore nazifascista). Oggi alle ore 14,30 ad Alba vi saranno i funerali.

Durante il viaggio, di ritorno per Torino, sommerso da pensieri e riflessioni, cercavo di ricordare come: al diritto al lavoro si intrecciassero temi riguardanti la tutela della costituzione e dei suoi bellissimi articoli, sempre validi. (So di un interessante progetto che alcuni studenti, del liceo P. Martinetti di Caluso (TO), stanno approntando per mettere in evidenza come spesso nella vita reale la carta costituzionale – costata centomila morti,- sia pura teoria, ossia carta straccia quando riguarda il popolo, i lavoratori e carta enfatizzata quando riguarda i potenti).

faro-difendiamo-la-costituzioneMolte facce scorrevano nella mia mente, soprattutto quelle espressive, sagge, di chi pensava di aver visto tutto ed invece si trova, ad una veneranda età, a dover marciare con gente giovane, ma a volte meno numerosa, per difendere ancora diritti che si pensava validi per sempre; uno di questi è il diritto allo sciopero. Un disegno di legge sul diritto di sciopero che anticipa l’uscita di un testo unico, che norma in complessivo, il diritto di sciopero entro due anni; il ddl prevede una soglia di rappresentatività dei sindacati per la proclamazione dello sciopero; l’obbligo di un referendum preventivo per le sigle che hanno almeno il 20% di rappresentatività e che per scendere in piazza devono avere almeno il 30% dei consensi allo stop dei lavoratori.

Queste cose si leggevano sui quotidiani un paio di giorni fa. La domanda che molti si ponevano era se il testo unico è finalizzato solo per i trasporto o se lo si estenderà anche ad altri settori. Per alcuni servizi poi, l’adesione dovrebbe essere individuale e preventiva. Cosa questa contestata da Guglielmo Epifani, segretario nazionale della Cgil, in quanto discrimina le libere scelte del lavoratore e rende così inutile lo sciopero.

Anche per Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, si sta mettendo in discussione il diritto di sciopero come sancito dalla costituzione.

Per Massimo D’Alema il diritto di sciopero non è una materia sulla quale si interviene con una legge delega; si interviene attraverso un negoziato con le parti sociali. Il diritto di sciopero è un diritto di libertà e quindi di responsabilità

Per Giorgio Cremaschi il governo si sta inventando un suo sistema costituzionale che non ha nulla a che vedere con la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Il diritto di sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere del sindacato maggioritario tra l’altro da attuare in forma virtuale, cioè inesistente, significa semplicemente cancellare tale diritto.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale confederazione Cobas: opposizione contro il disegno di legge delega sulla nuova regola per gli scioperi. “Attacco liberticida senza pari l’idea che lo sciopero si possa fare solo se a indirlo è il 51% della rappresentanza sindacale”.

Erano tante le riflessioni provenienti dalla grande, bellissima e commovente per alcuni versi, manifestazione di sabato. Ho ricevuto molti complimenti per le foto inserite nel blog, ma io i complimenti li vorrei girare alle persone sagge, che non si stancano mai di prenderci per mano, nei momenti bui e difficili, e che con la loro pazienza e saggezza ci guidano e sono il nostro faro in questa italica nebbia politica, in questi tempi caotici, della globalizzazione capitalista, con al timone “persone strapagate, spesso non all’altezza”, scelte dalle segreterie dei partiti, o in alcuni casi da “singoli Cesare,” e non dal popolo. Il faro sono, oggi, tanti giovani, aventi una sottovalutata “coscienza di classe” da parte dei politici, ed in possesso di una rinnovata ed ineccepibile visione del proprio status lavorativo, incerto, precario, in una parola il loro non futuro: “oggi, come nel 1968”?; sono i coniugi Perasso, Roberto e Carla, ma potrebbero essere quei tantissimi anziani ed anziane, che conservano immutata la loro dignità, anche quando per loro, il problema non è la terza settimana, ma la prima, quando le risorse – già scarse,- finiscono in impegni di spesa già assunti e inderogabili; perché i grandi, spesso, della saggezza non se ne fanno nulla, vogliono quanto spetta loro. E così, i miei complimenti contraccambio al signore anziano con il cartello al collo, “Io difendo la Costituzione”, e vuole che sia applicata, in tutto. Li contraccambio a Cosimo Rizzo, venditore di Liberazione ad ogni manifestazione, ma che pochi sanno quale sia la sua infaticabile voglia di accompagnare persone morose, sotto sfratto, per finita locazione, che a volte non hanno più neanche un euro per fare una raccomandata al prefetto o al Sunia (sindacato inquilini), e sempre, le sue mani, cercano un euro nelle proprie tasche. Contraccambio i complimenti anche a Barbara, ancora una volta, e a lei dico che “gli interessi della donna che lavora non possono essere disgiunti dagli interessi complessivi della classe lavoratrice… esistono due classi che non sono quella dei maschi o quella delle femmine, ma quella borghese e quella dei proletari“, uomo e donna partecipano alla stessa condizione (tratto da intervento di Ruggero Grieco riportato su I.C.R. del 1975).

Contraccambiati i miei complimenti a quei due anziani signori di Rifondazione che mi han parlato di una ricetta di una trentina di anni fa, che non era di Suor Germana, ma – dicevano,- “un menu economico per coppie Inps“. Meglio questo menu che la social card.

Incuriosito mi sono fatto indicare il menu Inps, che più o meno, parrebbe essere così costituito:

per colazione: una fettina di pane, una tazza di caffelatte, senza zucchero, senza latte, senza caffè.

per pranzo: prendere un uovo, romperlo, fare una bella frittata (per due persone è sufficiente); far bollire il guscio con mezza cipolla: il calcio contenuto nel guscio fa bene alla salute e otterrete un buon brodo.

per cena: la mezza cipolla bollita con un desiderio di olio vi darà un’ottima insalata. Nel brodo fatto al mattino mettete un poco di pasta ma coi buchi, così le infilerete in un cordino, quando è cotta, le taglierete e avrete così la pastasciutta per il giorno dopo”.

Parrebbe una ricetta approvata dal ministero dell’economia ad uso e consumo di certi pensionati, stilata tanti anni fa, ma sembra in auge tuttora. Infine, i complimenti a tutte le donne con i pluri-impegni lavorativi quotidiani, che al pari dell’amica, (lavoratrice, rappresentante sindacale, mamma) erano presenti, ancora una volta, sabato mattina scorso, con noi a Torino. I complimenti a tutti coloro che – pur non avendo un lavoro, perché perso, perché mai avuto, o perché precari come me, – erano presenti in piazza con la loro coscienza sociale.

Questo menu Inps pare si addica molto a questi ultimi giorni, quando i titoli dei giornali parlano di una nuova trovata, quella cioè, da parte ovviamente dei soliti noti, che vorrebbe che si tagliassero (tagliassero?) o si intervenisse, forse è meglio come termine, ancora una volta sulle pensioni.

E che dire dei titoli: sulla “impossibilità di stabilizzare i precari statali”?

Nebbiosa politica si è detto, chiara risposta dovrebbe essere e sarà il nostro rinnovato impegno per un futuro più giusto e sereno per tutti.