Grazie … ai compagni di “classe”

Prima di effettuare dei commenti volevo ringraziare quanti mi hanno ricordato e chi mi ha rivolto gli auguri. Bene, mentre Liberazione in prima pagina titola che in Italia i Paperon de’ Paperoni raddoppiano passando da 359 mila a 712 mila, mentre i salari scendono e i disoccupati aumentano, ed i cassaintegrati pure, ho cercato, da parte mia di fare una “spesa” mettendo in circolo non denaro ma informazione, quella vera, che riguarda migliaia di persone in carne ed ossa, capaci di ascoltare, aiutare e mostrare tutta la solidarietà di cui sono capaci.
Ho sottoscritto un abbonamento al Manifesto, oggi, ultimo giorno di campagna abbonamenti, con il pensiero alle tante persone che ho incontrato e che mi sono state vicine in quest’ultimo periodo. Un grazie a: Domenico Capano, che sottrae tantissimo tempo per darmi una mano in questo ‘bellissimo’ blog con i suoi preziosi consigli. Grazie agli amici di partito, Petrini, Bossuto, Saragnese, Dalmasso, Albeltaro e tutti, ma proprio tutti.
Un doveroso ringraziamento a tutti i visitatori del blog che nella giornata di ieri (30 gennaio 2009) son stati numerosi 197, un altro record!
Un grazie particolare al Professore, di una vita, Carpinelli.

2 pensieri riguardo “Grazie … ai compagni di “classe””

    1. Le parole sono buone,ma anche cattive. Le parole offendono e poi chiedono scusa. Le parole si donano e si scambiano, si offrono, si inventano. Sono anche assenti e ci assorbono. Suggeriscono, insinuano, impongono, ordinano, segregano, eliminano. Sdolcinate o pungenti. Il mondo ruota su parole lubrificate con olio di pazienza. I cervelli straripano di parole in pace e armonia con quelle contrarie e nemice. Questo è il motivo per cui la gente fa il contrario di quello che pensa, credendo di pensare quello che fa. Ci sono molte parole. E ci sono discorsi….Ogni parola è pronunciata affinché non se ne oda un’altra. La parola, anche quando non afferma, si afferma. La parola non risponde, né domanda: ammassa. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati (ahimè!!!). La parola maschera, non rivela (ahinoi). Perchè le parole siano strumento di morte o di salvezza. Perchè la parola valga solo cio’ che vale il silenzio dell’atto. C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è cio’ che non si ode. Il silenzio ascolta, analizza, osserva, pondera e valuta. Il silenzio è fecondo, l’humus dell’essere.
      ci sono parole e ci sono fatti concreti..
      (Le parole hanno smesso di comunicare, José Saramago)

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