L’impegno!

Come promesso, ieri sera, in continuità con l’impegno preso, quello cioè di non lasciar cadere nel vuoto quanto successo a Torino un anno fa, nella tragedia della Tyssen, (e non solo, cercando di ricordare  tutte le vittime sul lavoro e ribadendo che la sicurezza non è un optional) ho riletto alcune pagine del libro “Acciai speciali” di Alessandro Portelli; l’elemento più significativo è stato un pensiero, un’analisi riportata a pagina 22, tratta da un articolo di Mario Pirani che su Repubblica scriveva: “Dopo anni di stoltezza sul prevalere del terziario e sul tramonto dell’era metalmeccanica ci troviamo con alcuni dati strabilianti“: l’elevato surplus generato dalle esportazioni dei prodotti manifatturieri, la posizione di testa dell’Italia nella classifica europea per valore aggiunto manifatturiero. E invita a riflettere su “cosa ha comportato negare la centralità del lavoro operaio per sostituirla col precariato dei servizi come archetipo attuale di riferimento” (da rubrica “Linea di confine in la Repubblica del 7 luglio 2008).

La classe operaia, l’operaio in genere, non è considerato come “fine della storia“; esiste ancora, forse una classe frammentata, per tipologie di contratti, forse non li si trova più in grandi capannoni come Mirafiori, ma stabilimenti più piccoli, da mille o duemila dipendenti, ma esiste, con la dignità che le è propria. Forse alcuni si adeguano al consumismo, forse seguono il mito della moda, del vestito o delle scarpe firmate, mia io li vedo pieni di contenuti. Quando ero piccolo ero fiero dei miei genitori operai, e nei miei discorsi, limitati dall’età, partecipavo a “quella, questa lotta di classe”, dove il salario rispetto allo sforzo fisico non era sufficiente per assicurare per sè ed i propri famigliari il giusto per poter vivere.