“Uno sciopero per il futuro. Il governo sbaglia ricetta”.

Uno sciopero per il futuro. Il governo sbaglia ricetta. Questo è il titolo di Loris Campetti sul manifesto di oggi giovedì 11 dicembre 2008. Almeno un milione in piazza in 108 città, scrive Antonio Sciotto sempre su il Manifesto. Io, a Torino, sarò uno di questi: uno in mezzo ad un milione, uno che guarda al futuro, per dire basta al flusso dell’interminabile flusso di denaro transitato negli ultimi anni dai salari ai profitti ed alle rendite. Uno in mezzo ad un milione: saremo quelli che saremo, pochi, tanti, non importa che qualcuno provi a contare Piazza Vittorio, via Po o altre vie adiacenti. Quel che conta è che saremo determinati a portare in piazza le sei proposte presentate da quadri e delegati nel mese di novembre: ammortizzatori per tutti i lavoratori, sostegni ai redditi da lavoro e pensioni, investimenti e politica industriale, infrastrutture ed edilizia popolare, attenzione e più welfare e la sospensione per due anni della Bossi- Fini in caso di perdita del posto per crisi aziendale. Ieri sera, ad una cena dove erano presenti molti lavoratori autonomi, la mia era una voce fori dal coro, ma sempre pronta ad intonare la stessa musica: “la coscienza sociale, analizzando la società attuale mi porta a manifestare con forza e tenacia; ho aderito a tutti gli scioperi, condivisibili nel merito: quello di settembre come quelli di ottobre, come quello di domani. Nulla mi e ci dovrà intimorire e pazienza se troveremo qualche soldo in meno. Le grandi conquiste del movimento operaio hanno richiesto numerosi sacrifici, ed ora tocca a noi; mangeremo meno, ma ci nutriremo di altro, ci riempiremo e torneremo a mangiare e bere ai veri valori che hanno sempre contraddistinto il movimento operaio“. Ero in minoranza, ma non mi spaventa. Avanti, riempiamola la piazza, per noi, per il presente, per il futuro; la manifestazione e la lotta di domani e di quelle che verranno dovranno, e noi dobbiamo dare forza, misurarsi con la prospettiva, dove la necessità di un lavoratore deve avere una soluzione, vera, qui, ora, sempre. Ai bisogni bisogna dare risposta immediata, adeguata. Dobbiamo stare vicino ai metalmeccanici, che è come dire stare vicino agli studenti, equiparati da una identica condizione: la precarietà che sta aggredendo ogni aspetto della nostra vita. Allora, a domani, con le nostre bandiere, con i nostri giornali, con i nostri ideali con la nostra prospettiva che un mondo migliore è possibile.
Ps: ho partecipato ad una assemblea della cgil scuola: pochissimi e tra questi, su sei, da me conosciuti, uno solo era a contratto al tempo indeterminato. Ho ascoltato un intervento di uno di questi cinque: 50, due figli, da venti precario. E’ vita questa? la domanda è antica e mi fa tremare i polsi. Ma ancora un’altra riflessione mi portava a domandarmi: è possibile che nel mondo degli intellettuali, nella scuola non si sappia rispondere in maniera adeguata ad una “chiamata”? bisogna aver paura della reazione del dirigente o della propria condizione personale e famigliare che rischia di non avere una prospettiva, uno sbocco? Siamo noi che diamo la forza al sindacato, d’accordo, ma prima di tutto, coscienza sociale! A domani, vi aspetto.

2 pensieri riguardo ““Uno sciopero per il futuro. Il governo sbaglia ricetta”.”

  1. In questo periodo di profonda crisi economica, per essere più precisi, di recessione, visto che il nostro pil è del – 2% (e si prevede che nel corso del 2009 si abbassi ancora di più…), vorrei raccontare brevemente la mia situazione di giovane precario, ora ex-precario e disoccupato.
    Avevo iniziato a lavorare a 19 anni con un lavoretto estivo per pagarmi una vacanza al mare, ero fresco di diploma di liceo e, dopo gli studi, immaginavo in modo sereno il mio futuro: un buon lavoro (al termine degli studi), una casa tutta mia (un appartamento, non certo una villa in collina) e magari una mia famiglia con una mia eventuale compagna, insomma un futuro normale, come lo hanno avuto i miei genitori.
    Ho affrontato (non solo io ma anche la mia famiglia d’origine) anni impegnativi di duro studio universitario fatto di sacrifici (tempo e denaro) e di rinunce e così finalmente riesco a laurearmi nel 2005 in conservazione e restauro dei beni culturali con 110 e lode, con mia (e anche dei miei) soddisfazione dopo tanto sforzo.
    Dopo pochi mesi di ricerca trovo un lavoro presso una ditta di restauro con contratto co.co.pro. di 2 mesi e mezzo a 700 euro mensili netti. Non è molto, mi dico, ma accetto (perché avevo bisogno di soldi e di crearmi esperienza) e poi, magari alla fine, mi potrebbero rinnovare il contratto per un periodo più lungo o addirittura assumermi, così pensavo. Niente! Scaduto il contratto al giorno pattuito non mi viene rinnovato nulla e ritorno a casa a cercare dal giorno dopo la scadenza qualcos’altro, ovviamente sempre nel mio settore. Mi passo l’intera estate 2005 a Torino e a settembre riesco a trovare un altro lavoro, questa volta per un mese, neanche più co.co.pro. ma con ritenuta d’acconto. Naturalmente accetto perché non posso permettermi di restare disoccupato. In quel periodo mi viene l’idea di riprendere gli studi, di prendere una laurea specialistica di II livello per specializzarmi ulteriormente. Magari specializzandomi di più potrò aumentare le mie chances di lavoro, più un lavoratore è qualificato è più trova facilmente, avevo pensato speranzosamente, nonostante sapessi che la situazione non era proprio rosea.
    Bene, allora dopo due anni di altro duro studio prendo la mia laurea specialistica nel marzo 2008 sempre con 110 e lode. Però questa volta, dal marzo dello scorso anno fino ad oggi, non sono proprio riuscito a trovare assolutamente nulla nel mio settore… allora mi adatto a fare lavoretti generici che mi capitano, tramite un’agenzia interinale faccio il lavapiatti in un self-service con contratti della durata di un turno di 4 ore. Sì, proprio così. Quattro ore! Mi fanno fare per tutto il mese di agosto 2008 (ovviamente non vado in vacanza perché è un lusso che non mi posso permettere) 4 turni di 4 ore, per un totale di 16 ore, per un totale di 80 euro in tutto accreditate con bonifico dopo 2 mesi… Accidenti! Dopo tanti anni di studio e sacrifici e tutto qua quello che il nostro Bel Paese è in grado di offrirmi??
    Passo intere giornate a casa a mandare cv un po’ in tutta Italia, ma di risposte nemmeno l’ombra. Intanto compio 30 anni e il mio sogno di una vita normale che avevo a 19/20 anni tutto d’un tratto svanisce nel nulla, come un prezioso gioiello che cade negli abissi di un oceano e che mai più si potrà recuperare.
    Ho provato a chiedere l’indennità di disoccupazione al centro dell’impiego ma non me la posso concedere perché al mio ultimo contratto non ho lavorato abbastanza a lungo per maturare il diritto ad averla. Sì, ma chi mi assume per un tempo sufficientemente lungo?? Che mi resta da fare?
    Nel mio carattere di forte volontà, anche se un po’ provato da queste difficoltà, mi iscrivo ad un corso professionale completamente finanziato dalla regione Piemonte, per prendermi una nuova qualifica, visto che la mia laurea non interessa a nessuno. Corso che frequento tuttora e che spero possa darmi la possibilità di un lavoro, spero un minimo continuativo.
    Adesso non riesco a pensare più in là di 3/4 mesi, di costruirmi una famiglia non ci penso proprio, sono single ma anche se fossi impegnato con una donna non potrei comunque progettare un futuro, ovviamente ad una precarietà lavorativa ne consegue una precarietà di vita, perciò penso solo a terminare il mio corso e a cercare al più presto un lavoro. Se qua non c’è più lavoro, o meglio, certe condotte politiche che non creano occupazione ma, anzi, amplificano ancor più la precarietà, come i recenti provvedimenti presi in tale materia dal nostro caudillo di Arcore… Solo un idiota o un ingenuo penserebbe che la crisi attuale (ma in Italia esiste da almeno 10 anni, solo che adesso si è resa più palpabile) è determinata solo dal crollo della borsa di Wall Street. Fino all’anno scorso la Borsa di Wall Street andava bene eppure in Italia la crisi c’era eccome anche se i giornali o la tv non ne parlavano. L’unico modo per uscire dalla crisi sarebbe quello di abolire innanzitutto le leggi che legalizzano la precarietà: il pacchetto Treu del ’97 e la legge Biagi del 2001, ripristinare a pieno titolo i contratti collettivi nazionali, abbassare le tasse alle imprese e investire nella formazione a tutti i livelli e anche all’interno delle aziende stesse (come hanno fatto in Francia, Germania, Regno Unito e altri paesi), tagliando gli sprechi inutili come il costo della politica italiana (i nostri politici sono più pagati dei membri del Congresso di Washington), investendo nelle energie alternative creando così occupazione nel settore (per fortuna Obama questo lo ha capito), potenziando gli ammortizzatori sociali gli stipendi e le pensioni.
    Solo in questo modo l’economia potrà riprendere a girare e quindi i consumi a salire. Ma tutto questo non lo si sta facendo, anzi, si sta facendo esattamente l’opposto continuando a raccontare agli italiani (colpevoli di aver creduto per l’ennesima volta alle bugie di Berlusconi votandolo in massa ancora una volta) che si sta affrontando seriamente la crisi facendo tagli scellerati all’istruzione, alla sanità, al Welfare (che praticamente nel nostro paese non esiste), facendo l’elemosina umiliante della social card a 40 euro al mese (di cui si è scoperto che 600.000 sono vuote…) e tante altre proposte aberranti che manderanno il nostro ex-Bel paese dritto al collasso, ormai manca molto poco alla morte dell’Italia. Spero di non vivere più in questo paese in un prossimo futuro, se mai ci sarà.

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