Martedì 9 dicembre 2008: ancora sulla TyssenC

Martedì sera, alle 17 30, presso il Circolo dei lettori di Torino, in Via Bogino, ho assistito, insieme ad una ventina di persone, alla proiezione del film, La fabbrica dei tedeschi, di Mimmo Calopresti.
Al termine della proiezione, qualche parola di Mimmo Calopresti, il modo di condurre le interviste e la sua storia personale su situazioni simili a quella descritta nel film, riferita ad anni passati.
Il mio intervento è stato mirato a mettere in evidenza la lontananza di gran parte della città: 4000 persone? Mi sembrava un numero esagerato. Ma, la mia analisi metteva in luce come la globalizzazione abbia portato nella testa di molti ad accettare qualsiasi modo di lavorare: per la paura di perdere il posto di lavoro, forse. Non è che accettiamo passivamente questo stato di cose? Non è che per caso siamo diventati tutti un po’ troppo “concertativi”? La classe operaia, a mio modo di vedere, e perchè lo dicono i numeri, esiste, e in gran numero, soltanto che è molto più frammentata, sia sui luoghi di lavoro, con le varie tipologie contrattuali, sia all’interno delle fabbriche, che sono state suddivise; non esistono più le fabbriche di una volta, con venti o trentamila operai, ma tantissime, che racchiudono in esse mille operai quando va bene. Io ho trovato una certa passività, poca voglia a spendersi, a “spersonalizzarsi”, ad entrare nelle situazioni altrui, cercando se non di viverle, di provare a immaginarle. Io vorrei, se difficile e lungo il cammino per una coscienza politica, provare ad avere consapevolezza per una coscienza sociale.
Costruttivo mi è sembrato l’intervento di un partecipante che ha dato la chiave di lettura proprio sulla differenza tra coscienza sociale e coscienza politica e la capacità di individuare i “mandanti”di questa crisi, mandanti che hanno nomi e cognomi.

4 pensieri riguardo “Martedì 9 dicembre 2008: ancora sulla TyssenC”

  1. Per quanto riguarda il circolo dei lettori, magari prima o poi, dalle tue parti, lo faranno. Abbi fede. Nel frattempo potrai fare sempre un salto a Torino, se proprio ti piacerebbe…..
    per quanto riguarda chi sono i mandanti della crisi, credo tu lo sappia, leggo i tuoi commenti e penso che tu sia una persona “informata sui fatti”. Spesso l’egoismo porta ad avere sempre di piu’…..e così, delocalizzazioni, riduzione del costo del lavoro, compressione dei diritti, riduzione dello stato sociale, utili investiti in transazioni finanziarie e paradisi fiscali, politiche governative che tagliano i fondi sulla ricerca………sull’istruzione, scuola, trasporti….ecc. ecc. Insomma, due soggetti che vanno a braccetto……Mi viene in mente l’inflazione programmata! Due soggetti che vanno a braccetto…….è sempre così……Si approfitta della situazione.

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  2. Consiglio la lettura del libro “capitalismo parassitario” di Zygmunt Bauman. Se ne traggono conclusioni sul perchè di questa crisi, crisi nata dalla moltiplicazione del debito, cosa voluta dal capitalismo, che ci vuole sempre piu indebitati, cosa voluta anche dalle banche, perchè con i debiti si accrescono i profitti. Tutti debitori! Pero’, insieme, andrebbe letto anche il libro, dello stesso autore, Modernità liquida, …….le reti sostituiscono le strutture di un tempo, si esce e si entra dalla rete con un clik, si diventa amici con un niente e si condivide tutto: davvero si condivide tutto? Davvero tutti amici? ….ci si reinventa, con la nostra identità, grazie anche ad una parvenza di libertà, illusoria, dando vita ad un conformismo, dentro una “comunità” in cui si “appendono” le nostre paure.Mha…Come che sia “capitale e lavoro” non procedono piu’ sotto braccio, e il capitale si è disimpegnato dal lavoro. Come diceva Bauman un paio di anni or sono, cio’ ha prodotto il “lavoro campeggio” della flessibilità e della precarietà.

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